Per l’Uomo-pipistrello più vendetta che giustizia

Christian Bale è il protagonista. Nel cast anche Michael Caine, Rutger Hauer e Morgan Freeman che sogna un film su Mandela

Cinzia Romani

da Roma

Nero. Rapido. Vespertino. Ecco l’uomo-pipistrello, che torna a volare sulle miserie di Gotham City, indossando il cappuccio con le orecchie aguzze e la lunga cappa, tipici di Batman. Creato nel 1939 dal disegnatore Bob Kane, l’eroe alato da oggi rivive sullo schermo con Batman Begins, vigoroso film di Christopher Nolan, già ben accolto negli Usa, dov’è difficile piacere. Non che il pubblico europeo sia meno esigente, anzi, ma stavolta il Cavaliere Nero, che di giorno è il rampollo billionaire Bruce Wayne e di notte Batman il Vendicatore, irrompe sulla scena con un corteo di notevoli attori. A partire dal protagonista gallese Christian Bale, che combatte senza controfigura sul ghiacciaio islandese Vatnajokull, con i muscoli necessari al suo Batman, ottenuti «mangiando tanto cibo grasso» e allenandosi per mesi nello stile di lotta Kfm, arte marziale intuitiva. Del resto, di rabbia in corpo deve averne tanta, il suo Bruce, visto che un rapinatore gli ha ammazzato papà e mamma sotto gli occhi, a lui bambino, proprio in una fetida strada di Gotham, «una New York al cubo», per dirla col regista. E insieme alla rabbia, dentro gli covano rancore e sete di vendetta e un inguaribile senso di colpa: se a teatro non avesse chiesto ai genitori di uscire dalla sala, finendo direttamente sul retro, laddove fumiga il marciapiede e il delinquente aspetta, il babbo filantropo non avrebbe dovuto sussurrargli, in articolo mortis: «non avere paura»...
Ci penserà un mentore, di nome Ducard (l’impassibile Liam Neeson), membro d’una temibile lega di vigilanti, a insegnargli il controllo della mente e del corpo, l’importanza del raggiro e dei colpi di scena. Bruce Wayne, infatti, sparisce da Gotham, per cercare il più pericoloso dei mondi criminali, foss’anche in una prigione del Buthan, o in una capanna sui ghiacciai, zeppa di guerrieri ninja. Meno male che c’è Rachel, ovvero la bruna Katie Holmes («è stato divertente essere la prima mora al fianco di Batman», commenta la nuova compagna di Tom Cruise), nei panni dell’amica d’infanzia, sempre pronta a ricordargli come la giustizia sia armonia. Lei, camicetta bianca e gonna nera da avvocato in carriera, è diventata assistente del procuratore distrettuale di quella fogna che è Gotham e sogna di sconfiggere la corruzione. E per fortuna che c’è pure Alfred, un Michael Caine in stato di grazia, qui nel ruolo del maggiordomo di famiglia, ma anche di protettore, in grado sia di allungare un bicchier d’acqua all’ereditiere Wayne, sia di condurlo, svenuto, nella Batcaverna. Va da sé che guardar recitare il baronetto Caine, con la spezzatura dei grandi attori di vecchia scuola (90 film, 2 Oscar), è un piacere raro.
Ma come tacere di Lucius Fox, alias Morgan Freeman, altro puntello necessario in qualità di magazziniere della ditta Wayne, svelto a fornire armature da combattimento e alta tecnologia a padron Batman? Un Oscar per Million Dollar Baby e simpatia da vendere, Freeman ieri scherzava: «Per lavorare con Caine, ho sepolto i miei pregiudizi antibritannici: Batman appartiene a tutti e spero, con questo film, d’aver fatto tanti soldi da potermi permettere il progetto d’una storia su Nelson Mandela». Il solitamente perfido Rutger Hauer, nella parte dell’arrivista senza scrupoli, fa da degno alter-ego al normalmente buono Morgan Freeman («ma se trasformo i miei personaggi in tanti Freeman, allora ho sbagliato», celia la star). Naturalmente, ci si chiede se questo Batman avrà un seguito. «Il finale suggerisce l’ipotesi di un sequel, ma intanto vediamo come va il film, per il quale non mi sono ispirato a nessun modello precedente», spiega Nolan, qui co-sceneggiatore con David Goyer, «un grande esperto di fumetti e di Batman in particolare», all’epoca delle riprese, pare, impegnato sul set di Blade Trinity, ma poi definitivamente ingolosito dalla Bat-storia. I modelli di riferimento, qui, precisa il regista, sono semmai I predatori dell’Arca perduta, piuttosto che James Bond o Blade Runner. Di fatto, si è scelto di usare le vicende dell’Uomo-Pipistrello «come un pass», per dirla con il regista.
Christian Bale, invece, assai dimagrito dai tempi delle riprese, svoltesi tra Chicago, Londra e l’Islanda (dov’è situato il monastero in cui Bruce si addestra), ha affermato di non conoscere abbastanza a fondo i fumetti. «Ma qui mi sono documentato, per non far diventare il mio personaggio una parodia, giocando soprattutto sull’approccio scettico». Aver recitato, fin da piccolo, con Steven Spielberg, l’ha vaccinato: «Quando finisco un film, non credo mai che qualcuno andrà a vedermi, al cinema. Magari, poi, quando arrivano i soldi, realizzo d’aver lavorato».