L’uragano in Messico: ventimila turisti italiani asserragliati in albergo

da Cancun

La sua corsa non si è fermata, ma la furia dei suoi venti si è placata. Dal livello 5, il massimo della scala Saffir-Simpson, l’uragano Dean si è abbassato fino al livello 1, ma non finisce di spaventare. Gli abitanti delle zone colpite, da ultimo il Messico, dopo Haiti, Cuba, Isole Cayman, Repubblica Dominicana, Giamaica, vivono rassegnati le conseguenze del disastro o attendono impauriti il suo passaggio. Ma sono soprattutto i turisti i più allarmati. A bordo di oltre 700 aerei, in settantamila hanno lasciato le coste dello Yucatan ma gli altri, tra cui circa ventimila italiani, della vacanza rischiano di ricordare solo una stanza d’albergo. Lì si sono asserragliati, qualcuno per oltre dodici ore, in attesa che il peggio passasse. Così è successo proprio ai visitatori delle coste messicane, tra cui appunto migliaia di nostri connazionali. «Siamo pronti a restare due o tre giorni senza acqua né elettricità», ha raccontato Emanuela Beriola, 41 anni, inchiodata nella sua camera d’albergo dove ha fatto scorte di carne e tonno in scatola, in attesa che i bollettini diffondano notizie migliori. Proprio per i turisti, le autorità messicane hanno allestito circa duemila rifugi nell’entroterra.
Il peggio, in realtà, almeno per ora, sembra scampato, ma l’allerta resta, in vista dell’arrivo di Dean negli Stati Uniti, in Texas, dove la furia dei suoi venti dovrebbe farsi sentire all’alba di oggi. In Messico e nel Belize i venti hanno superato i 300 chilometri orari ma - anche grazie alle misure preventive e agli avvertimenti alla popolazione - finora non sono state registrate vittime, nonostante i morti nelle altre aree siano già dodici. I danni, inevitabili per quello che è stato classificato dal National Hurricane Center il più forte ciclone degli ultimi quindici anni, sono ingenti: alberi divelti, strade inondate, automobili sommerse dall’acqua e dal fango. Il Canada ha annunciato di avere stanziato due milioni di dollari (circa un milione e mezzo di euro) per i Paesi investiti. Le Nazioni Unite hanno inviato due squadre in Giamaica e Belize per aiutare la supervisione dei soccorsi e facilitare l’aiuto internazionale e la portavoce dell’Ocha, l’ufficio che coordina le emergenze umanitarie, ha annunciato che saranno stanziati fondi per i Paesi caraibici.
Intanto, passata temporaneamente la paura, anche il prezzo del petrolio è calato, scendendo - prima volta dal 2 luglio - sotto i settanta dollari. Ma i mercati restano guardinghi, come la popolazione: l’uragano continuerà infatti la sua corsa riguadagnando intensità per investire la costa messicana una seconda volta. E si teme ancora per le rovine e le zone archeologiche della cultura Maya.
La Nasa è riuscita ieri a far rientrare con 24 ore di anticipo lo shuttle Endeavour, atterrando sulla pista di Cape Canaveral, in Florida. E l’uragano sta ovviamente cambiando i programmi di molti leader politici della zona e non solo. In Giamaica sono state spostate le elezioni, previste per il 27 agosto; il presidente Felipe Calderon ha deciso di rientrare nel suo Messico prima del previsto, subito dopo il vertice nordamericano in Quebec con il premier canadese Stephen Harper e quello americano George W. Bush. Anche il primo ministro francese François Fillon - ha riferito il quotidiano «Le Figaro» - si recherà oggi e domani nelle isole della Martinica e della Guadalupa dopo il devastante passaggio del ciclone che in quell’area ha provocato danni stimati fra i 170 e i 250 milioni di euro.
L’Unità di allarme della Farnesina, intanto, tiene sotto controllo la situazione degli italiani in vacanza. Al momento non c’è alcuna segnalazione di nostri connazionali presenti nella zona del Messico colpita. «La situazione è allarmante, ma assolutamente sotto controllo», spiegano al ministero, ribadendo che il ministero degli Esteri è costantemente in contatto con l’ambasciata italiana in Messico per seguire la situazione.