«L’uranio iraniano porta alla bomba nucleare»

Il 6 marzo a Vienna un dossier per deferire la Repubblica islamica alle Nazioni Unite

Gian Micalessin

Sono i due buchi neri del programma nucleare iraniano. Le due grandi incognite su cui l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) sostiene di non aver ottenuto né informazioni, né delucidazioni dalle autorità iraniane. Due indizi di come, secondo l’Aiea, l’Iran continua a sviluppare tecniche d’arricchimento dell’uranio che possono consentirle di realizzare anche il nucleo di una bomba atomica.
Il primo buco nero è il misterioso progetto denominato “Sale Verde”. Il progetto stando all’Aiea prevede collegamenti assai sospetti tra la produzione di tetrafluoruro d’uranio, il gas utilizzato nel processo d’arricchimento, e i test con esplosivi ad alto potenziale per l’innesco d’una testata nucleare. Il secondo buco nero, emerso negli ultimi giorni, riguarda la messa in opera negli stabilimenti di Natanz di almeno dieci centrifughe collegate a cascata e pronte a produrre uranio arricchito. Il trattamento del tetrafluoruro di uranio allo stato gassoso nelle centrifughe a cascata è uno dei sistemi più utilizzati per ottenere combustibile nucleare o materiale fissile destinato alla realizzazione di testate atomiche.
L’Aiea ha appurato l’entrata in funzione, nel corso di questo mese, di una singola centrifuga situata nel centro di Natanz. Procedendo nella sperimentazione i tecnici iraniani avrebbero collegato a cascata una decina di centrifughe. Questo primo passo garantisce l’arricchimento a livelli inferiori all’uno per cento ed è dunque insufficiente alla produzione di combustibile nucleare e lontanissimo dal permettere il raggiungimento di quelle quote, superiori al 90 per cento, indispensabili per garantire la fissione nucleare. Stando all’Aiea lo stabilimento di Natanz è però progettato per ospitare almeno 50mila centrifughe, un numero esagerato per produrre l’uranio al 3 o 4 per cento d’arricchimento utilizzato per alimentare le centrali nucleari.
Quei due buchi neri e la riluttanza delle autorità iraniane a chiarirne scopi e finalità sono al centro del rapporto che l’Aiea presenterà a Vienna durante la riunione del direttivo fissata per il prossimo 6 marzo. La presentazione del rapporto suggellerà la richiesta di rinvio al Consiglio di Sicurezza dell’Onu del dossier nucleare iraniano. Il ricorso al Consiglio di Sicurezza era già stato approvato nel corso della riunione del 4 febbraio scorso. La presentazione del dossier in cui vengono riassunti i tre anni d’indagine ed evidenziati gli elementi dubbi o incriminanti è però indispensabile per rendere effettivo il rinvio.
I riferimenti al misterioso progetto “Sale verde” risalgono ad alcuni documenti passati dai servizi di sicurezza statunitensi all’agenzia dell’Onu. Secondo Olli Heinonen, numero due dell’Aiea, «almeno tre aspetti del progetto “Sale verde” possono avere una dimensione militare e sembrano collegati dal punto di vista amministrativo». L’aspetto che più preoccupa l’Aiea è la connessione tra la produzione di tetrafluoride d’uranio, riavviata lo scorso agosto, e alcuni esperimenti con esplosivi ad alto potenziale in poligoni che collaborano al progetto nucleare. L’Iran, dopo aver sempre respinto come accuse prive di fondamento tutti i riferimenti al progetto “Sale Verde”, si dice ora pronto a collaborare.
L’Aiea, pur avendo già mandato a Teheran una squadra d’esperti in grado di valutare i chiarimenti offerti, teme che l’improvvisa apertura iraniana punti a ritardare la presentazione del rapporto finale e far saltare il rinvio al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. «Questa disponibilità, offerta all’ultimo minuto, dall’Iran è assai sospetta – faceva notare ieri una fonte diplomatica occidentale – e sembra rivolta a neutralizzare il rapporto preparato dall’Aiea».
L’apparente disponibilità non ha impedito a un consigliere dei Pasdaran, citato dal sito iraniano Roz, di lanciare dure minacce ad Israele. Secondo il dottor Abasi, in caso di raid statunitense sui suoi siti nucleari, l’Iran colpirà le raffinerie e le industrie chimiche israeliane di Haifa e le rampe di lancio del sistema missilistico Jerico situate nella zona di Zakhariya.