L’urlo dei «padani»: più soldi in busta e stop ai clandestini

Meno folklore, il popolo leghista chiede la soluzione dei problemi. Bus anche da Emilia e Toscana

nostro inviato a Pontida (Bergamo)

Roberto Calderoli dice che sono cinquantamila: pur di raggiungere una bella cifra tonda, il ministro semplificatore semplifica un po’ troppo. Saranno ventimila, ed è il doppio di un anno fa, quando sul pratone c’era qualche vuoto. Così Pontida conferma l’andamento elettorale. E conferma anche che il popolo padano è cambiato. Il folklore, quello non manca mai. C’è quello con in testa l’elmo bicornuto dei vichinghi e quello che vende le magliette con Bossi-Guevara e la scritta «El gh’è» (15 euro, sparite in un lampo), quello che indossa il copricapo piumato da capo tribù e quello travestito da generale Custer. C’è la soubrette di colore Sylvie Lubamba che getta scompiglio tra le donne padane. Ci sono i soliti gadget, i soliti panini, l’odorino di carne alla brace che comincia a spandersi all’ora di colazione. Da 24 anni Pontida è una festa popolare, e tale resterà.
La novità è la gente. Tante facce nuove, si meravigliano i capi leghisti dal palco. Non sono soltanto le decine di parlamentari di prima nomina che hanno giurato fedeltà alla Padania. Tanti cartelli dall’Emilia Romagna sull’onda dell’inatteso risultato elettorale; pullman anche da Firenze. E tantissimi giovani, ragazzi che non avevano mai messo piede a Pontida, hanno votato per la prima volta lo scorso aprile e hanno barrato il riquadro con lo spadone di Alberto da Giussano. Magliette verdi e bermuda a quadrettoni, hanno dormito in tenda e mentre parla Bossi urlano «Umberto / noi siamo / l’esercito padano». Magari non sanno spiegare bene cos’è il federalismo fiscale, ma sono con la Lega perché «vogliamo essere padroni a casa nostra».
L’applausometro durante gli interventi dei leader è significativo. Mario Borghezio strappa ancora battimani e risate quando lancia la sua «soluzione semplice» per i rifiuti della Campania: «Restituiamo Napoli alla corona spagnola. Erano già borbonici, ci ritornino, noi non siamo affezionati alla monnezza partenopea, non la vogliamo manco per il c... ». Ma il consenso più caloroso, Bossi a parte, va a Roberto Maroni, che spiega al popolo punto per punto le novità sulla sicurezza. Le espulsioni più facili, i ricongiungimenti più difficili, l’identificazione obbligatoria, i centri di permanenza rafforzati, i nuovi poteri ai sindaci, fino all’apoteosi del pugno di ferro con chi induce all’accattonaggio. Le bandiere con il Sole delle Alpi hanno trovato il vento giusto.
Quando il palco si svuota, è uno solo il ritornello che rimbalza nella calda ora del picnic. «Devono tornare a casa loro». «Questi vengono solo per rubare nelle case». «E rubano anche due o tre volte nello stesso posto». «Maroni fa bene, mai mollare». La secessione appare una parola preistorica, oggi la gente che vota Lega chiede tolleranza zero con i clandestini. E stipendi più alti. Non si sottilizza tra Ici cancellata e straordinari detassati, non bisogna scendere troppo nello specifico con i padani perché dietro ogni distinguo sembra nascondersi l’ennesimo imbroglio di «Roma ladrona». La gente chiede poche e semplici cose: «Più soldi in busta paga».
«Qua di fighetti incravattati non ne vedi - borbotta un brianzolo barbuto impegnato a far sfrigolare le salamelle - siamo tutta gente del popolo che spesso facciamo fatica a tirare la fine del mese». Il suo compare agita minacciosamente la lunga pinza annerita dalle braci: «Li abbiamo votati. Oggi hanno giurato. Ma si ricordino, anche i nostri, che il popolo è cattivo con chi tradisce il giuramento».