L’urlo di Oriana che i governi non raccolgono

Ci sono poche probabilità che gli appelli al dialogo del Papa e degli altri dirigenti europei (assieme a qualche raro coraggioso intervento di intellettuali musulmani) riescano a contenere la crisi provocata dalle vignette inizialmente pubblicate da un giornale danese e poi riprese da molti altri organi di stampa (inclusi da quelli che hanno visto i loro direttori in Francia licenziati e in Giordania imprigionati). La ragione di questa sordità agli appelli alla calma è semplice: l'affare è scappato di mano a tutti, inclusi a coloro che volevano strumentalizzarlo per scopi che con l'onore di Maometto hanno poco da vedere. Si è creata così una specie di combustione di odio che spazia dalla Turchia alla Nigeria, dalla Libia al Pakistan e sembra destinata a segnare l'Europa con violenze per il momento ancora disperse ma che probabilmente aumenteranno.
Le vignette sembrano destinate a trasformarsi in qualcosa di simile alla famosa tassa sul tè imposta dagli inglesi alle colonie americane che da semplice atto doganale finì per provocare quella guerra d'indipendenza americana che ha cambiato il rapporto di forze nel mondo. Nei due casi si è trattato di un fatto relativamente minore che ha però provocato la grande liberazione di forze lungamente compresse che non possono più essere controllate.
Non lo possono più essere quelle islamiche che difendendo l'onore di Maometto col sangue, la violenza e col rincaro nell'insulto dei valori altrui danno sfogo ad una doppia frustrazione. La frustrazione creata in Europa dal mancato riconoscimento sociale politico elettorale e culturale di una potente presenza islamica; la frustrazione creata nel mondo arabo islamico di masse oppresse da regimi illiberali e corrotti ma visti come alleati con l'Occidente.
Ma non possono essere neppure più controllate le reazioni nei Paesi occidentali dove i governi - spesso pavidi davanti al radicalismo islamico e dipendenti dagli interessi costituiti dagli affari e dalla dipendenza energetica - non possono intervenire in regime di democrazia a controllare i media. I quali difendendo il diritto (spesso irresponsabile) alla libertà di espressione hanno da un lato messo fine ad una tacita intesa col radicalismo islamico, con gli anti global, con gli scontenti di tutte le etnie e fedi nel concedere spazio alle loro anche più antidemocratiche proteste in virtù della libertà di critica (specie anti americana e anti israeliana) ché più del consenso fa notizia. Così facendo hanno dato libera espressione al confuso senso di ribellione europeo contro una presenza arrogante, espansiva, pretenziosa di un Islam che si avvale delle regole del gioco democratico per farsi riconoscere il diritto di vivere in terra altrui, senza reciprocità, secondo valori antidemocratici. Se gli ispiratori della violenza islamica si siano resi conti di aver offeso con le loro esagerate e spesso ipocrite reazioni, il loro miglior alleato attaccandone il diritto di libertà di espressione democratico non è chiaro. Quello che invece sembra chiaro è la rapida trasformazione dell'urlo «solitario» di Oriana Fallaci in una bandiera di rivolta che nessuno dei governi europei sembra per il momento in grado di guidare in legittima difesa dei valori e della identità europea.