«L’uscita di Parisi & C. sarebbe una follia»

L’esponente della Margherita: «Ma è ancora peggio continuare ad alimentare ogni giorno l’attesa di questo nefasto evento. Ci vorrebbe un maggior senso di responsabilità»

da Roma

«Mi auguro che Romano Prodi abbia ben altro di cui occuparsi che di promuovere o proteggere una piccola scissione della Margherita». Beppe Fioroni, braccio destro e armato di Franco Marini, fa mostra di non voler credere al tam tam insistente delle truppe prodiane.
Onorevole Fioroni, gli uomini di Arturo Parisi parlano ormai di scissione imminente. Se l’aspetta?
«Sarebbe una totale follia. Però ancor peggio è continuare ad alimentare ogni giorno l’attesa di questo nefasto evento. Ci vorrebbe più senso di responsabilità da parte di tutti. La politica è fatta di scelte chiare e nette: se c’è qualcuno che vuole scindersi lo dica o lo faccia. L’attesa messianica non serve a nessuno e soprattutto logora tutti, in primo luogo chi la persegue o la protegge».
Sta parlando di Romano Prodi?
«Spero abbia altro di cui occuparsi, ripeto».
Ma il professor Parisi accusa voi e Rutelli di ambigui feeling con la Cdl.
«Stimo davvero molto Parisi, ma quella dichiarazione è decisamente al di sotto delle sue capacità di analisi. Quando Franco Marini e tanti altri dirigenti del Ppi diedero vita al centrosinistra scegliendo l’Ulivo e Prodi e pagando prezzi altissimi, forse Parisi era distratto. Ma non posso credere che abbia rimosso il fatto che se in questo Paese c’è il centrosinistra lo si deve anche e soprattutto a quella scelta. Le parole di oggi del professore suonano non di scherno a noi, ma alla sua intelligenza».
Intanto però Berlusconi invita voi astensionisti Dl ad entrare nella casa comune dei moderati.
«Trovo singolare la quasi contemporaneità tra l’uscita di Berlusconi e quella di Parisi. Come diceva il mio maestro di clinica medica, quando stavo all’Università, esistono soggetti costituzionalmente predisposti che reagiscono ai colpi di calore andando fuori dalle righe. E mi meraviglia che Berlusconi non comprenda che noi siamo nel centrosinistra per convinzione: il nostro rigetto verso il centrodestra non è legato ad una persona o ad un progetto: è genetico, dipende dal nostro stesso Dna politico».
I prodiani però vi accusano di essere saliti sul carro dei vincitori del referendum, insieme a Berlusconi.
«La Margherita ha avuto un comportamento specchiato nel referendum, è stata l’unica forza plurale e laica dove ciascuno si è impegnato per le cose che riteneva giuste secondo coscienza. Continuare a mostrare insofferenza e disprezzo verso chi si è astenuto con motivazioni profonde e chiare, facendoci sentire sgraditi ospiti in casa nostra, mi pare un grande errore. Ho il terrore che qualcuno stia confondendo le attese di partiti unici e liste uniche con la voglia di pensiero unico».
Ma il risultato del referendum mischia le carte degli schieramenti o no?
«Non vedo come. Ma credo sia ora che il centrosinistra senta l’inderogabile necessità di non snaturare l’Ulivo e l’Unione, nati su un progetto di convivenza tra sinistra e centro. È vero che il test referendario non c’entra nulla con le elezioni politiche. Ma c’è stato un 76% di elettori che si è astenuto, domenica. E se vogliamo sperare di andare al governo, noi dobbiamo essere in grado di convincere una buona parte di quegli elettori a votarci, nel 2006. Prima di continuare con le crociate e gli anatemi contro chi si è astenuto, sarebbe meglio aver la bontà di riflettere su questo piccolo problemino».