L’usuraio che comprava ville, attici e garage

«Il Paletta» non badava a spese: tra le vittime giocatori e commercianti

Gianluigi Nuzzi

Alla fine la villa di lusso con piscina, vista mare mozzafiato sul golfo Beausoleil, il Paletta, maestro degli usurai milanesi, se l’era fatta. Certo comprata con i soldi a strozzo, dieci per cento d’interessi a fine settimana, ma il Paletta, ovvero Giampietro Paleari, faceva le cose in grande. Solo di ristrutturazione, aveva speso 500mila euro tra stucchi, mobili pregiati e parquet di ciliegio. Convinto com’era che mai gli inquirenti avrebbero individuato i suoi beni. Sbagliando. Perché il Tribunale di Milano ha appena sequestrato sue proprietà per oltre 4 milioni di euro con un provvedimento che ha pochi precedenti. Mai infatti erano finiti sotto sigillo beni così consistenti a un usuraio che operava fuori dai casinò e sui commercianti in regione. Mai tanti immobili (come case, attici e garage) frutto di usura erano stati individuati in città. A settembre è in calendario l’udienza per la confisca. Gli inquirenti della Dia di Milano, la direzione investigativa antimafia, contano infatti di portare a bilancio dello Stato sia la villa di lusso Kismet in Costa Azzurra, sia un autosilo nella centralissima via Vincenzo Monti a Milano con 80 posti disponibili, dei quali 70 meccanizzati per auto. E poi due gioielli di appartamento in una delle zone più esclusive di Milano: via Melzi d’Eril dove tramite un giro di finanziarie e di prestanomi Paleari aveva investito. Anche quelli dovrebbero finire tra le proprietà dello Stato.
Nato a Busto Arsizio nel 1946, Paleari è un appartenente alla cosiddetta criminalità finanziaria, visto che, almeno stando a quanto rappresenta l’accusa, dai primi anni ’80 aveva messo a disposizione della criminalità organizzata le sue conoscenze bancarie e finanziarie per reinvestire denaro proveniente da delitti di vario genere. La sua attività principale era la concessione di prestiti. Monetizzava soprattutto assegni che riceveva da commercianti bisognosi e giocatori di casinò del nord Italia e della Costa Azzurra. Volevi 10mila euro? Passata la domenica, ne dovevi restituire 11mila. Fino al maggio del 2003 quando i guai con la giustizia, iniziati nel 1983 con una dichiarazione di fallimento, sono diventati insormontabili. Da Reggio Calabria, infatti, è arrivata l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. E le manette. Con uomini delle cosche, questa l’ipotesi della Dda di Milano, avrebbe messo a segno diverse operazioni di riciclaggio e truffa a danno di alcuni istituti di credito nazionali. Ma è sul reinvestimento immobiliare che è scattata l’indagine della Dia di Milano. A gennaio si sono messi insieme gli elementi acquisiti in separate indagini da parte della procura di Milano, Aosta e Treviso. Ed è saltato fuori che la società Omniafin srl era una sorta di ragnatela finanziaria utilizzata per «pulire» assegni e prestare denaro. Gli utili della Omniafin srl finivano alla Fim.Ge. srl e da qui negli investimenti immobiliari. Costruendo un piccolo impero di tutto rispetto. Perché il Paletta era fatto così: il denaro era pronto per tutti. Ma a guadagnarci era solo lui.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it