L’X-Men Jackman: «Lascio gli artigli e do voce ai topini»

Pieno di impegni l’attore australiano che si rifà l’immagine doppiando «Giù per il tubo» e «Happy Feet» in uscita nelle sale

Pedro Armocida

da Roma

In principio era solo e soltanto un lupo. Nascosto dietro una coltre di peli e con artigli alla Freddy Krueger, Hugh Jackman s’è fatto conoscere in tutto il mondo nel ruolo del mutante Logan/Wolverine nei tre episodi di successo di X-Men basati sui fumetti Marvel. Ora, con percorso inverso, sta cercando di far diradare quella lanugine per svelare il suo vero volto: pulito, solare, tranquillizzante. Non indenne però da una certa luciferina ambiguità che Woody Allen ha ben saputo cogliere per il ricco rampollo protagonista del recente Scoop. Intanto l’attore australiano, nato a Sidney nel fatidico 1968, si dedica anche a prestare la voce per due importanti film d’animazione che in Italia, come peraltro negli States dove sono attualmente campioni d’incasso, escono a poca distanza tra loro: Happy Feet di George Miller sul mondo dei pinguini in uscita venerdì, e Giù per il tubo di David Bowers e Sam Fell su quello dei topini londinesi previsto per il 22 dicembre. Per accompagnare quest’ultimo titolo, prodotto dalla Dreamworks e dalla Aardman (quelli di Wallace e Gromit per intenderci), Jackman è giunto ieri a Roma muovendosi con disinvoltura dall’alto del suo metro e novanta e lasciando di stucco la platea femminile anche per l’elegante completo di velluto blu con impalpabile camicia abbinata. La classe non è acqua e le origini inglesi della famiglia, oltre che la stazza, lo rendono sensibilmente diverso dal suo più famoso compatriota Russel Crowe a cui è riuscito a strappare il ruolo da protagonista, accanto a Nicole Kidman, di Australia, epico film sentimentale ambientato durante il secondo conflitto mondiale e diretto in patria da Baz Luhrmann.
Accompagnato dalla moglie, conosciuta dieci anni fa sul set d’una serie tv australiana, e dai due figli adottivi, Jackman ha subito scherzato sul difficile futuro che lo aspetta: «Mio figlio di 6 anni mi ha detto che Giù per il tubo è il più bel film d’animazione che abbia mai visto. Ora sono fregato, per i prossimi anni sarò condannato a vederlo e rivederlo chissà quante volte. Comunque sono felice di questa esperienza per me diversa e straordinaria».
Giocare con la voce è infatti una delle sue più grandi passioni che, appena può, sfoga nel genere più amato: il musical. «Non lo nascondo - ammette - ma in futuro mi piacerebbe molto interpretare un ruolo musicale al cinema». Sottolineatura che potrebbe far pensare a una qualche trasposizione dei suoi successi teatrali, come quello di Broadway dove ha interpretato il cantautore degli anni Settanta Peter Allen in The Boy from Oz, ma, ha aggiunto, «non credo sia possibile portare questo spettacolo al cinema perché troppo teatrale». E se il musical può attendere, la carriera futura del nostro passa anche per la produzione: «Ne ho da poco fondata una mia. E il mio futuro lo vedo così, da produttore dei miei film. In questi giorni sto lavorando con Ewan McGregor in un thriller d’azione bellissimo che s’intitola The Tourist. Mi mancava un ruolo da cattivo vero e qui sarò davvero perfido».
Hugh Jackman si divide tra i suoi tantissimi progetti e la famiglia ma ammette di non poter essere sempre presente e di affidarsi al tutor-cinema: «Il grande schermo, come il camino d’un tempo, ci consente di raccontare ai più piccoli i nostri miti. E c’è anche un aspetto educativo, come in Giù per il tubo dove il viaggio del protagonista spiega come accadimenti che sembrano ingestibili portano a una crescita personale». In attesa che indossi nel 2008 di nuovo i panni di uomo-lupo in Wolverine, prequel di X-Men, il prossimo anno sarà al cinema in altri due film, The Fountain presentato a Venezia e The Prestige, dove è un illusionista nella Londra vittoriana e, come in Scoop, avrà al fianco Scarlett Johansson di cui dice un gran bene: «È straordinaria, sul set poi nelle pause abbiamo anche cantato insieme perché lei lo fa come un angelo. In Scoop dovevo baciarla - lo so, è dura ma qualcuno doveva pur farlo - e Woody purtroppo non mi ha fatto fare troppi ciak. Ma questo ha avuto sicuramente un risvolto positivo sulla mia vita privata perché la sera, tornato a casa, ho potuto dire a mia moglie: “Cara, abbiamo girato la scena una volta sola, non ti preoccupare...”».