L'11 settembre dimenticato Ma sette anni fa eravamo tutti americani

Ci alzavamo in piedi con la mano sul cuore, al suono dell'inno americano, in quei giorni. Le immagini, trasmesse e ritrasmesse dalle tv di tutto il mondo, di quegli aerei, scagliati da un nemico accecato dall'odio, per decapitare l'America, ci rimbombavano dentro ogni minuto, in quei giorni.

E i bigliettini di Ground Zero con i cuoricini e i pensieri d'addio. E i lumicini dello strazio, tenuti in mano dalla gente più vera, ci muovevano a pianti irrefrenabili come fossero tutti nostri familiari, nostri amici. In quei giorni. Gli americani eravamo anche noi. E gli americani erano anche noi. In quei giorni, di sette anni fa.

Anche i titoli dei giornali e dei tiggì fecero la loro parte, in quei giorni «Attacco all'America e alla civiltà» (Corriere della Sera) «Apocalisse» (il Manifesto) «I love New York more than ever» (Daily News) «El mundo en vilo (in bilico)» (La Razon). E anche gli editoriali furono più autorevoli che mai: «Un giorno che cambia il mondo»(l'Unità), «L'Occidente colpito al cuore» (La Repubblica).

Così non ci sembrava strano, sette anni fa, se dai balconi di Bolzano o di Fano, di Paderno Dugnano piuttosto che di Tropea, spuntavano le bandiere a stelle e strisce, come fossimo nell'Ohio o nel Kentucky. E se decine, centinaia di adesivi con la scritta "God Bless America" comparissero, all'improvviso, sulle nostre modeste auto nostrane per nulla somiglianti alle Chevy o alle Lincon d'Oltreoceano. Niente di strano. Perché gli americani eravamo anche noi. E gli americani erano anche noi.

D'altra parte erano giorni tristi. Cupi. Giorni di pioggia. Pioggia di rabbia e di rancore. Soprattutto pioggia di dichiarazioni. Di espressioni di solidarietà, di amore e di fratellanza. Miste e sommate a parole di guerra e di vendetta. «È la prima guerra del nuovo secolo», titolava il Corriere della Sera il 14 Settembre 2001.

D'altra parte Bush aveva adottato l'Usa Pratiot Act come scorciatoia alla guerra al terrorismo. E diversi Paesi avevano promulgato legislazioni antiterroristiche congelando i conti in banca di persone che sospettavano avessero legami con Al Qaida. E c'era stato il messaggio del Quirinale a reti unificate. Ciampi l'aveva detto chiaro: «L'Italia è in lutto. Questi attentati colpiscono e offendono la comunità internazionale e richiedono una lotta internazionale al terrorismo. I popoli liberi devono essere compatti contro il terrorismo». Gli aveva fatto eco il Papa parlando di «Un indicibile orrore». E avevano fatto eco all'eco, i consigli comunali di tutt'Italia. Che deploravano, stigmatizzavano, denunciavano.

Ne ricordiamo uno a caso, pescato in archivio fra i tanti. Giusto per dare un'idea del clima di quei giorni: «... In conseguenza dei gravi fatti terroristici verificatisi oggi negli Stati Uniti d'America, il Presidente del Consiglio Comunale di Palermo, Senatore Costantino Garraffa, ha disposto, per la seduta in programma stasera alle ore 20, la sospensione di tutti i punti all'ordine del giorno e lo svolgimento, in sostituzione, di una seduta straordinaria sui temi del terrorismo. La seduta di questa sera sarà innanzitutto un momento di solidarietà verso il popolo americano, ferito oggi nella sua umanità e nel suo spirito democratico da vili atti di violenza terroristica, e verso le vittime di questa terribile azione criminale. Leviamo una ferma condanna nei confronti di quanti, nel mondo, adoperano strategia del terrore e di tutti gli stati, sistemi ed organizzazioni che supportano o prestano acquiescenza ai movimenti terroristici e invitiamo la cittadinanza palermitana a manifestare questa sera in Piazza Pretoria...».

Che giorni, quei giorni di sette anni fa. Ora, dopo l'attentato «che ha cambiato il mondo», il mondo è cambiato. E anche l'Italia è cambiata: gli americano sono loro e noi siamo italiani e basta. Siamo entrati nell'epoca del revisionismo. Persino alla radio. Che ieri con "Nudo e Crudo" ci ha raccontato "l'Industria della Paura" ovvero, sottotitolo: "La paura dell'11 Settembre 2001 ha certamente caratterizzato un secolo e una generazione". Adombrando, persino, grazie all'aiuto di esperti e analisti,che quel terrore abbia dipinto uno scenario da incubo che di fatto sembra non esistere. Ora siamo tutti più tranquilli, dunque. Perché, sette anni dopo, abbiamo dimenticato