Un laboratorio per i nuovi linguaggi teatrali

In programma anche i sonetti shakespeariani riletti da Camerini e un testo di Handke diretto da Tiziano Panici

Laura Novelli

Una casa ospitale che accoglie da sempre drammaturghi, opere, interpreti, registi nuovi e che, nel contempo, foraggia la ricerca ormai decennale di artisti già affermati. Il teatro Argot, anche quest’anno, tiene fede alla sua vocazione più precipua: trasformarsi in un laboratorio di lingue e linguaggi teatrali diversi che trovano nella drammaturgia contemporanea (soprattutto italiana) il loro perno centrale.
Il programma 2006-2007, inauguratosi qualche giorno fa, conferma con convinzione questo indirizzo e lo spettacolo di apertura, Secondo Qoèlet il titolo (su regia dello stesso direttore artistico della sala, Maurizio Panici), è solo la prima delle novità in scaletta. Duccio Camerini porta all’Argot I sonetti di Shakespeare, un lavoro che rielabora la produzione poetica del Bardo incastonandola in una partitura musicale composta da Germano Mazzocchetti (dal 14 novembre).
Michele Sciancalepore firma La morte che ti diedi, storia di un’attrice divisa tra le sensazioni autentiche della maternità e l’amore per una professione costruita sulla «finzione» che qui viene affidata alla regia di Riccardo Reim (debutto il 16 gennaio).
È invece di Dario Tomasello Sua maestà siciliana, spettacolo a sfondo storico ispirato alla complessa figura di Federico II (lo dirige Giovanni Boncoldo e sarà in scena dal 19 al 24 dicembre). Tratto da un best seller di Patrik Suskind, arriva poi nello spazio di Trastevere (il 6 febbraio) Profumo, adattata e diretta da Francesco Giuffré, è stata anche trasposta sul grande schermo in un omonimo film di recente uscita.
Ad un autore forte, incisivo e intelligente come Peter Handke il giovane Tiziano Panici dedica la sua regia di Insulti al pubblico, che a marzo ci parlerà di teatro (e in particolare del rapporto tra attori e pubblico) in modo irriverente, anticonvenzionale e assolutamente antiborghese.
Consolidano poi un legame importante con il passato alcuni emblematici ritorni: Paolo Triestino propone ancora una volta quel piccolo gioiello che è Il custode di Antonio Lauro, monologo-confessione di un custode di un museo calabrese che, alle soglie della pensione, ripercorre la sua vita lavorativa a servizio dei bronzi di Riace (lo vedremo dal 2 gennaio); Giovanna Mori ci ammalia di nuovo con Mi lascio: godibile pièce dal sapore cabarettistico che scandaglia l’oggi invitandoci a riflettere sul valore del tempo e la necessità di concederci una «pausa» (dal 23 gennaio, regia sempre di Panici).
Infine, rappresenta davvero una bella occasione per chi non avesse avuto modo di vederlo in passato, la ripresa di Tango di Francesca Zanni, emozionante lavoro dedicato al tema dei desaparecidos argentini che vede in scena i bravi Crescenza Guarnieri e Rolando Ravello (debutto atteso per il 20 marzo).