Labour e Blair mai così in basso nei sondaggi

da Londra

Il Labour britannico mai così in basso. Non c’è veramente pace per il primo ministro Tony Blair e il suo governo che ieri hanno dovuto fare i conti con l’ennesimo sondaggio sfavorevole. L’indagine effettuata per il quotidiano Times dall’istituto Populus, tra il 5 e il 7 maggio, rivela che il partito del premier raccoglie il più basso numero di consensi degli ultimi 14 anni. Una discesa agli inferi rapidissima, che ha raggiunto il suo culmine in quest’ultimo mese, in cui il Labour è riuscito a perdere sei punti percentuali precipitando al 30 per cento. Hanno invece di che esultare i Tories di David Cameron, la cui prepotente ripresa si è già fatta ampiamente sentire alle ultime elezioni amministrative. Il sondaggio del Populus segnala per i conservatori un buon 38 per cento. E non se la cavano male neppure i Liberaldemocratici di sir Menzies Campbell, praticamente stabili sul 20 per cento.
Scende di 11 punti (dal 42 al 31) anche la percentuale di chi ritiene che Blair debba rimanere in carica fino al prossimo anno. Dopo la sconfitta all’ultima tornata elettorale, la polemica sulle sue eventuali dimissioni è rovente, ma a tutt’oggi il premier non ha voluto fissare una data. «Significherebbe soltanto paralizzare tutte le attività del governo», ha spiegato Blair. I suoi ministri più fedeli tentano di mettere fine alle speculazioni giornalistiche rilasciando fior d’interviste esclusive ai giornali. Il vice John Prescott, dalla prima pagina dell’Independent, invita i laburisti a non farsi coinvolgere in una guerra interna che può danneggiare irrimediabilmente il partito. E il candidato più probabile alla successione, il Cancelliere Gordon Brown, si schermisce quando i cronisti gli chiedono se Blair abbia discusso con lui un piano per il passaggio delle consegne. «Non è una questione che riguarda soltanto me - ha detto ieri affabilmente - è qualcosa che riguarda principalmente il primo ministro e il partito laburista». Chissà perché a molti la risposta è sembrata una bugia molto diplomatica. Forse per quel sorriso ottimista e quel luccichio negli occhi di Gordon, nonostante i sondaggi.