LACHAPELLE porta a Milano la Cappella Sistina

Nello stesso periodo anche Caravaggio e Kandinsky

Marta Bravi

Anche Milano avrà la sua Cappella Sistina. In un’originale rivisitazione (fotografica) e in un luogo profano (Palazzo Reale), David LaChapelle porterà a febbraio il suo Giudizio Universale. E Milano non avrà proprio più nulla da temere rispetto a Roma. La ricostruzione fotografica della Cappella Sistina - cosa che fa gongolare l’assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi che da ieri ripete soddisfatto «LaChapelle fa la cappella» - sarà un’opera mastodontica e occuperà un’intera parete. Di più non è dato sapere, perché l’artista ci sta lavorando in questi giorni. Il silenzio rende ancora più gustosa l’attesa per l’ultima creazione del fotografo vivente più famoso del mondo che Milano avrà in anteprima. Non solo. Nella mostra, che sarà organizzata al piano terra di Palazzo Reale, sarà esposto anche un altro dei suoi capolavori: la rivisitazione «black» dell’Ultima Cena. Nonostante il suo nome sia spesso legato al mondo della moda, sia per i soggetti che ha ritratto, sia per le campagne pubblicitarie, LaChapelle ha una visione della vita che niente ha a che vedere con il patinato mondo del fashion system. «Cerco il brutto nel bello e il bello nel kitsch. Cerco il bello dove le persone non si aspettano di trovarlo - dichiara -. Mi allontano deliberatamente dalla vita di tutti i giorni perché la vita è troppo triste». Basta questa semplice frase per avere una chiave di lettura immediata della sua opera. Una seconda chiave di lettura è lui stesso: cappellino indossato al contrario, maglietta bianca, sulle mani i segni di un passato doloroso, tatuaggi che forse ricordano uno dei tanti amici scomparsi e che gli ha fatto abbandonare New York per sempre. «Ho troppi ricordi brutti a New York, per quello me ne sono andato (uno degli amici scomparsi nella Grande Mela è Andy Warhol con cui LaChapelle ha iniziato la sua fulminante carriera nel ’78 per la rivista Interview, ndr) -. Adesso lavoro a Los Angeles, ma non mi piace, tutto gira attorno a Hollywood, non esiste nient’altro. Appena posso scappo alle Hawaii», racconta con aria affabile.
La mastodontica mostra si terrà in contemporanea a quella su Kandinsky e sul Caravaggio al Museo della Reggia. «È perfetto l’abbinamento con Caravaggio - commenta entusiasta l’assessore alla Cultura -, perché fa incontrare il primo fotografo della storia, Caravaggio (giudizio su cui Lachapelle è d’accordo), con il più grande fotografo vivente». Costerà mezzo milione di euro, ma per il pubblico sarà gratuita. «L’arte è per tutti» è la filosofia del fotografo che Richard Avedon ha paragonato a Magritte. E così sarà. Gli organizzatori si stanno dando da fare per cercare uno sponsor all’altezza della situazione, «chi sarà contento e soddisfatto della mostra - racconta La Chapelle - potrà, se vorrà, lasciare una donazione con cui vorrei istituire una borsa di studio per giovani artisti».