Lacrime d’addio a un bimbo Rabbia per il bus maledetto

Il vescovo: «Pretendiamo attenzione da chi deve garantire le nostre vite»

da Vercelli

«Siamo ancora sicuri, quando viaggiamo, di far ritorno alle nostre case? Perché la morte di questi innocenti?». L’arcivescovo di Vercelli, monsignor Enrico Masseroni, usa parole dure mentre le lacrime di migliaia di fedeli avvolgono nella disperazione il feretro bianco in cui riposa Francesco, 7 anni appena, uno dei due bambini morti nel ribaltamento del pullman in gita scolastica. Katia e Adolfo Barbonaglia, i genitori, accanto, ascoltano distrutti ma ancora con una speranza: che si salvi l’altro loro figlio, Lorenzo, il più grandicello, ricoverato ancora in gravissime condizioni, in rianimazione all’ospedale di Alessandria. C’era anche lui su quel bus maledetto, guidato da un autista adesso agli arresti domiciliari.
Dal pulpito della chiesa di San Martino, a Costanzana, il paese a pochi chilometri da Stroppiana dove viveva Francesco, il prelato lancia un duro monito alla responsabilità di chi è chiamato a «garantire la sicurezza degli altri». «A Francesco - ha detto ancora monsignor Masseroni - raccomandiamo il fratellino Lorenzo, i suoi genitori che sono in pianto e tutti i compagni di scuola coinvolti nell’incidente». Tanta la commozione.
Sulla bara di Francesco una maglia della squadra del cuore del bimbo, la Juventus. Nel corso della messa la mamma del piccolo ha anche letto la lettera di un amichetto del figlio: «Hai visto che bel regalo ti hanno fatto i giocatori della Juventus?», inizia e prosegue: «Ciao piccolo angelo, tu che eri pieno di vita e di gioia, allegro e spensierato. Tu che hai dato tanto amore. Non ho avuto molto tempo per conoscerti, perché purtroppo tu e il tuo amichetto (Michael Vigna, 6 anni, l’altra vittima, ndr) ve ne siete andati. Avete pagato il prezzo più alto». Poi, riferendosi alla donazione degli organi di Francesco: «Anche se non sarai più con noi continuerai a vivere in altri bambini. Ciao, piccolo guerriero».
Ma le polemiche, dopo che si è scoperto che l’autista del pullman aveva fumato uno spinello, non si placano. Trasportato in ospedale era stato tradito dall’esame delle urine in cui erano state trovate tracce di cannabis. Il gip di Casale Monferrato, Daniela Bellesi, ha poi convalidato l’arresto concedendogli però i “domiciliari”. Sul fatto è intervenuto anche Don Benzi, presidente dell’Associazione Papa Giovanni XXIII: «Molti devono chiedere perdono e cambiare atteggiamento di fronte alla droga», ha detto, ricordando poi che «nel ’90 il testo unico 309 esigeva controlli per accertare il non uso di stupefacenti per tutti coloro che svolgono attività lavorative dove possa essere messa a rischio l’incolumità di terzi. Ma che questo decreto non è mai stato applicato per la mancata emanazione del decreto attuativo previsto dalla legge stessa».
Oggi, intanto, sarà un’altra giornata di lutto. Nel Duomo di Vercelli si celebreranno i funerali di Michael Vigna, 6 anni, l’altro bambino morto nell’incidente.