Le lacrime di Fini per Acca Larentia

Il presidente di An piange alla messa in suffragio dei tre ragazzi missini uccisi nel 1978. La solidarietà del sindaco di Roma

da Roma

È una cerimonia toccante quella che si svolge a trent’anni dalla strage di Acca Larentia. Un ricordo vero e sofferto che, purtroppo, a causa delle polemiche che oppongono La Destra di Francesco Storace al partito di via della Scrofa, non riesce a essere del tutto comunitario e condiviso, come pure dovrebbe essere alla luce della storia che lega nel profondo le varie anime della mini-diaspora di An.
La giornata del ricordo dei giovani missini scomparsi nel 1978, Franco Bigonzetti, 20 anni, Francesco Ciavatta, 18 anni, Stefano Recchioni, 19 anni - i primi due uccisi nei pressi dell’allora sede del Movimento sociale (che oggi ospita una sezione della Fiamma tricolore), il terzo morto in seguito agli scontri con le Forze dell’ordine durante una manifestazione nelle ore successive all’agguato - inizia in via Acca Larentia, nel quartiere Tuscolano a Roma. La delegazione di An, Gianfranco Fini, Andrea Ronchi, Maurizio Gasparri, Gianni Alemanno e Fabio Rampelli, depone tre corone. «È un ricordo doveroso - spiega il presidente di An - di fatti cronologicamente lontani ma vicinissimi nella memoria di chi li ha vissuti. Anni all’insegna dell’odio ideologico, della totale assenza di giustizia». Quanto alla polemica accesa da Storace sul rischio di trasformare il ricordo in un «happening», Fini taglia corto: «Fare polemica vuol dire perdere una buona occasione per meditare e riflettere».
La commemorazione prosegue con una messa nella chiesa di San Gaspare. E Fini abbandona la maschera di sempre e si abbandona alle lacrime, seduto in prima fila. Poche panche più in là si commuovono Luca Romagnoli, leader della Fiamma Tricolore e Teodoro Buontempo, presidente de La Destra e scatta l’applauso quando Barbara Zicchieri, sorella di un ragazzo missino ucciso nel 1975, con la voce spezzata dal pianto, dice: «Francesco, Franco e Stefano sono tre angeli e il regalo più bello per loro è che oggi siete tutti qui, insieme». Il leader di An è ancora scosso quando esce dalla chiesa con Mirko Tremaglia. «Sono passati 30 anni - dice Fini - e qui vedo uomini di 50 anni che ho lasciato 30 anni fa, proprio qui ad Acca Larentia. L’auspicio è che paghi chi non ha ancora pagato. Non siamo animati da spirito di vendetta ma la vera pacificazione passa anche dal riconoscimento delle colpe. Sono contento che Veltroni abbia deciso oggi di intitolare una strada ai ragazzi di Acca Larentia e il mio auspicio è che mai più, mai più si ripeta quella stagione». «L’auspicio all’unità - ammette - è nel cuore di tutti ma appartiene alla sfera del sentimento. Poi la politica porta a scelte diverse e qui nascono i contrasti, le differenze». Alemanno, a sua volta, rimarca lo stesso concetto. Ma invita i litiganti alla ragionevolezza. «Le scelte politiche rimangono ma non ci devono portare a faide od odii. È assurdo continuare con polemiche distruttive con Storace, un uomo che fino a ieri era uno di noi». E ieri il sindaco di Roma Walter Veltroni, con il Consiglio Comunale, ha deciso di dedicare una strada ai ragazzi di Acca Larentia, morti «in un giorno terribile per tutta la città di Roma».