L'addio di Pansa: "Lascio l'Espresso scriverò per il Riformista" 

Il giornalista e scrittore lascia in settimanale e firmerà dal 20 ottobre. "Non volevo invecchiare nel mio angolino - dice - mi è piaciuta l’idea di partecipare ad una
sfida nuova. Credo che mi divertirò"

Roma - Giampaolo Pansa lascia l’Espresso e passa al Riformista. È lo stesso giornalista ad annunciarlo nel giorno del suo compleanno (73 candeline). "Mi sono dimesso stamattina - dice Pansa - dopo aver firmato un contratto importante per numero di articoli per il Riformista. Credo che mi divertirò". Addio dunque al "Bestiario" appuntamento fisso, graffiante, polemico e mai banale o conformista sul settimale. Inizia una nuova avventura per una delle penne più graffianti e lucide del giornalismo italiano, voce critica anche della sinistra.

Pansa, nato a Casale Monferrato (Alessandria) il primo ottobre 1935, lascia il gruppo Espresso, dove era entrato nel 1977, dopo dopo 31 anni. "Non volevo invecchiare nel mio angolino dell’Espresso - dice Pansa - mi è piaciuta l’idea di partecipare ad una sfida nuova, quella di Antonio Polito e del suo editore. Sono un lettore della prima ora del Riformista, mi piace il suo carattere libertario e aperto. Credo di essere il giornalista in attività che ha cambiato più testate: dalla Stampa al Giorno al Corsera, Messaggero, Repubblica, Espresso e ora Riformista".

Pansa firmerà sul dal prossimo 20 ottobre, in concomitanza con la nuova veste grafica del quotidiano diretto da Antonio Polito. Avrà a disposizione una rubrica settimanale e, almeno una volta al mese, scriverà un fondo sul giornale che sarà portato a 36 pagine, mentre è già stato rinnovato il sito on line.

Pansa ha scritto numerosi romanzi e saggi di storia contemporanea: nel 2003, con Il sangue dei vinti - dal quale è tratto l’omonimo film di Michele Soavi che sarà presentato il 26 ottobre in anteprima alla Mostra internazionale del film di Roma - ha indagato nelle zone d’ombra della Resistenza, denunciando gli orrori della guerra civile e i crimini compiuti da ex partigiani dopo la Liberazione. Temi al centro di violente polemiche che poi il giornalista ha sviluppato anche in altre opere, come Sconosciuto 1945 (2005), La grande bugia (2006), I gendarmi della memoria (2007) e la più recente, I tre inverni della paura (2008), un affresco della borghesia agraria negli anni terribili tra il 1943 e il 1946 nel cuore dell’Emilia "’rossa", il triangolo tra Parma, Reggio Emilia e Modena. Tra i titoli della ricca bibliografia di Pansa, anche Carte false, I nostri giorni proibiti, La bambina dalle mani sporche, storia di amore e politica ai tempi di Tangentopoli, diventato anche un film per la regia di Renzo Martinelli.