Ladro arrestato al bar ma i proprietari s’infuriano

È stato per metterli a conoscenza di una vicenda incresciosa che, nei giorni scorsi, il questore Vincenzo Indolfi ha mandato una lettera a Lino Stoppani - presidente di Epam (Associazione provinciale milanese pubblici esercizi) e del Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) - e, per conoscenza, a Carlo Sangalli, presidente dell’Unione del commercio e a Claudia Buccellati, presidentessa dell’associazione «Via Montenapoleone». Indolfi ha espresso tutto il suo rammarico per una vicenda accaduta il 29 giugno scorso in via Manzoni. Dove, secondo le sue parole, durante l’arresto da parte di alcuni investigatori della squadra mobile in servizio in borghese di un malfattore romeno, reo di aver fatto più acquisti nel quadrilatero della moda usando una carta di credito rubata, un commerciante si sarebbe imbestialito nei confronti dei poliziotti. «Sei un pezzente, guadagni solo mille euro al mese, vattene!» avrebbe detto il titolare del bar-caffetteria «Manzoni» a uno dei poliziotti che, secondo il questore, aveva avuto «l’ardire» di rovesciare i tavolini del bar e le sedie per riuscire ad acchiappare il balordo in fuga. Un’umiliazione gratuita che la questura ha segnalato all’autorità giudiziaria con una denuncia contro il titolare del bar.
«In realtà non è andata così. - si difendono i titolari del bar sostenendo di aver già interpellato i loro legali - Noi abbiamo notato due uomini - che solo in seguito, vogliamo sottolinearlo, abbiamo saputo trattarsi di un poliziotto che aveva portato lì un malvivente per arrestarlo, in attesa di rinforzi - sedersi a uno dei tavolini esterni al nostro bar. Improvvisamente il balordo, che aveva un trolley (lo aveva appena comprato con la carta di credito rubata, ndr) lo ha lanciato in mezzo alla strada e ha cercato di fuggire attraversando via Manzoni verso la galleria. Mentre lo rincorreva il poliziotto ha fatto cadere un tavolino e delle seggiole, ma i suoi colleghi hanno riacciuffato il balordo proprio in galleria Manzoni e quindi lo hanno riportato a sedersi davanti al nostro bar. A quel punto abbiamo chiesto spiegazioni al primo poliziotto. E lui, di rimando: «Lasciami stare, fatti i c... tuoi, sono un poliziotto e sto lavorando!».
Stoppani ha risposto al questore precisando che non vuole entrare nel merito della questione: «Ma se una cosa del genere è andata come la descrive Indolfi ciò che più mi rammarica è che sia stato un rappresentante della mia categoria a comportarsi a quel modo» ci assicura.
E mentre Sangalli esprime, come sempre, ringraziamento e riconoscimento all’attività che le forze dell’ordine svolgono quotidianamente per i commercianti, la Buccellati, pur precisando che il barista in questione non fa parte della sua associazione e che, non essendo stata presente al fatto, non può stabilire chi abbia ragione o meno, non ha dubbi. «Da qualsiasi parte arrivino, i comportamenti lesivi della dignità umana sono deplorevoli. La tranquillità della nostra vita è un bene da conquistare giorno per giorno e ogni atteggiamento di questo genere non fa che distruggere la coesione contro i veri soprusi. Chi ha sbagliato dovrà avere una punizione esemplare. E, nonostante io ritenga il livello di sicurezza del quadrilatero molto elevato e che Milano sia tra le capitali più sicure d’Europa, il vero deterrente, forse, resta sempre la divisa».