«Ladruncoli vestiti come i nostri figli»

Caro Lussana, un episodio di cronaca accaduto in questi giorni a Roma mi spinge a scriverti perché si tratta di un esempio di microcriminalità ben presente nella nostra città: l’odioso fenomeno dei borseggi sui bus e per strada.
Credo sia quindi opportuno richiamare alla massima attenzione, quando salgono su un autobus o girano per la città, i lettori genovesi e i turisti di passaggio a Genova perché l'«offensiva borseggi» di quest'estate è diversa dalle altre. È molto più pericolosa. A Roma parte dai campi nomadi di periferia e si conclude a piazza Venezia, a largo Argentina e a Fontana di Trevi. Con adolescenti dai tratti slavi mimetizzate fra i turisti, vestite come loro: maglietta senza maniche, bermuda a vita bassa, scarpe da ginnastica e cappellino da baseball calato sugli occhi. In molti casi anche con le mappe della città che hanno preso il posto dei cartoni. Una semplice richiesta di informazione ai turisti, dopo averli circondati, mettendogli le cartine davanti alla faccia per coprire i rapidi movimenti delle mani nelle tasche di borse e zainetti. L' obiettivo del «branco» è proprio quello: derubarli in pochi secondi. Ed anche a Genova si è notata questa «mimetizzazione» delle borseggiatrici (ma anche borseggiatori: addirittura c’è stato chi ha denunciato di aver visto «lavorare» una «normale» coppietta di adolescenti, simili a tante altre…), che agiscono sui pullman e addirittura in strada, «puntando» preferibilmente anziani, donne e persone che indossano zainetti con la chiusura «incustodita» verso l’esterno. Coppie ma anche ragazzine incinte.
La tecnica usata è sempre la stessa: «sfruttare» la disattenzione delle persone o distrarle chiedendo un'informazione, usare una mappa della città per coprire le mani sugli zainetti, mimetizzarsi fra le comitive indossando magliette e bermuda, dichiarare meno di 14 anni dopo l'arresto, sfruttare la confusione di tante gente sul bus.
Occhi aperti, dunque, per strada e sugli autobus. E se li vedete agire, bloccateli e non esitate a chiamare i numeri telefonici di emergenza di Polizia e Carabinieri 113 e 112.
Roberto Martinelli
segretario generale aggiunto Sappe
Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria