La lady americana tra i vicoli di Roma in cerca di riscatto

La Fracci protagonista del balletto tratto dal romanzo di Williams

Alessandra Miccinesi

Travolta da uno sfortunato destino sotto l’azzurro cielo romano. Parafrasando il titolo di un celebre film di Lina Wertmüller, Carla Fracci (perfetta nemesi della Signora Stone) è pronta a danzare la sua nuova primavera chiamata maturità. E invita tutte le signore del boccascena, restie ad adattarsi alle nuove stagioni della vita, o incapaci di reinventarsi in ruoli artistici più consoni all’età anagrafica, a non opporsi in maniera testarda ai segni del tempo. Il plot de La primavera romana della Signora Stone balletto in due atti tratto da un romanzo di Tennessee Williams - che debutta venerdì al teatro Nazionale per la regia di Beppe Menegatti e coreografie di Luc Bouy - consegna alle scene una luminosa e volitiva Carla Fracci.
Etoile intramontabile, romantica ed elegante, che il palcoscenico stavolta esalta in un balletto perfetto per le sue corde. Nel ruolo di Karen Stone - personaggio interpretato da Vivien Leigh nel film del ’61 di José Quintero accanto a un esordiente Warren Beatty - la Fracci, danzatrice dal fascino sottile, veste i panni di una famosa ballerina ultracinquantenne (nella commedia di Williams il personaggio è un’attrice) che dopo l’ennesima discussa interpretazione dello shakespeariano Romeo e Giulietta, sente che la sua vita e la sua carriera sono alla deriva. Perciò decide di abbandonare le luci della ribalta. E parte per un lungo viaggio che la porterà a Roma, dove si innamora di un crudele gigolò di via Veneto che prima la sfrutta e poi la abbandona. Sola e depressa, Mrs. Stone sceglie di accettare la sfida posta dal destino e trova consolazione in un altro amore. «Tennessee Williams scrisse questo romanzo dopo un soggiorno romano a dir poco caotico - spiega Beppe Menegatti - e si può affermare che le pagine profumino di esperienze autobiografiche. Lo so perché conobbi Williams quando lui frequentava abitualmente Roma, conosceva Lina Morelli ed era molto legato a Luchino Visconti. Era un amante delle notti romane. Nella commedia Williams rappresenta se stesso nei panni della signora Stone, e le fa vivere quelle avventure di cui lui stesso fu testimone: contatti grandiosi e pericolosi a un tempo».
Una scenografia lussuosa ma essenziale, con pannelli velati che rievocano i fasti architettonici di Trinità dei Monti e i colonnati dei Fori Imperiali o i damaschi scarlatti con figure michelangiolesche che s’ispirano agli affreschi della Cappella Sistina, ospita i due atti di un balletto interpretato dall’etoile Giuseppe Picone e dai ballerini dal Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera.
Prezioso il tessuto musicale, che s’innesta su musiche di Richard Addinsell - Concerto di Varsavia da «Dangerous Moonlight» compreso -, canzoni di Cole Porter e tre canzoni storiche romane: Chitarra romana, Barcarolo romano, Sette par’ de scarpe interpretate, ricordando la grandezza di Gabriella Ferri, da Alma Manera. Dirige il maestro Francesco Sodini con l’Ensemble Voces Intimae.
Si replica fino al 24 maggio.