Lady Bmw, la fragilità della donna d’acciaio

Susanne Klatten è la quinta manager più ricca del mondo. Laureata in
marketing in una delle più prestigiose università inglesi, ha lavorato
per colossi come McKinsey. Poi si è fatta incastrare da un seduttore da
strapazzo

Frau Susanne occupa il posto numero 57. Secondo le previsioni sarebbe destinata a scalare le posizioni. Susanne Klatten, di anni 46, nella classifica delle cento personalità più ricche del mondo sta bene con i suoi 13,2 miliardi di dollari, molto meglio di gente come Bloomberg, la famiglia Ferrero, di Del Vecchio, di Silvio Berlusconi. Ma in queste ore frau Susanne non se la passa benissimo. Colpa di quella storia ormai risaputa dei ricatti, dei filmini tra il porno e l’osé, insomma per posture e pose non proprio adatte a una Signora del suo censo, del suo potere. Come è dunque possibile che Susanne Hanna Ursula Quandt, figlia di Herbert e di Johanna, laureata in marketing e management all’università di Buckingham, specializzatasi con un master in pubblicità a Losanna, dopo esperienze a Londra con la Dresdner Bank, poi con la McKinsey e la banca Reuschel & Co a Monaco, possa essere caduta nella trappola di un amante e dei suoi compari, per una storia di sesso e videotape? Forse perché già in passato era stata oggetto di altre molestie al punto da lavorare sotto falso nome, anzi cognome (e a conoscere, con queste generalità fasulle, il marito Jan Klatten), Susanne Kant, senza alcuna parentela con il filosofo della metafisica dei costumi ma nei costumi cadendo e sfiorando, trent’anni fa, anche un rapimento, sventato dalla polizia tedesca.

Susanna che si ritrovò alla morte del padre, l’eredità dell’Altana, industria farmaceutica, e una fetta delle quote della Bmw, facevano pensare a una donna tosta, alla classica immagine di femmina teutonica. Ma se l’uomo non è di legno anche la donna non è di acciaio, dunque frau Susanne, moglie felice e madre allegra di tre figli, ogni tanto, tra una discesa sugli sci e le buche dei campi di golf, si è ritrovata con molte api a ronzare attorno al proprio miele, tra queste anche un italiano, tanto per farci riconoscere sempre, comunque e dovunque. E qui la tedesca dura e pura si è sciolta, ha sbandato, ha mostrato una fragilità paurosa e anche una paura fragilissima, proprio rivestendo un ruolo pubblico così illustre e illustrato, lei che ha ricevuto l’ordine al merito di Baviera, oltre ad altre onorificenze per la sua attività di imprenditrice. Gli attori di questa vicenda sono di ogni tipo, roba piccola, figure di margine e misteriose, sette religiose, generali in pensione dei carabinieri, magistrati, siti improbabili, con nomi meno affascinanti e ben lontani dalle lande tedesche, un film scritto da troppi registi, una trama scontata ma assurda, ridicola quasi.

La compagnia di giro individuava bersagli facili e grossi, invece di svaligiare le banche, assaltavano l’esistenza, puntando sulle personalità fragili, facilmente condizionabili. L’amore e l’avventura fanno parte della storia dei poveri e dei ricchi, qui ci potrebbe essere stato altro, di più serio, di più grave, si dice di mafia, si dice di droga, le telefonate ricattatorie possono aver sconvolto la vita complessa ma non drammatica di Susanne Klatten e poi c’era una famiglia da proteggere, un’azienda da tutelare, le voci perfide da respingere, la scalata alla Bmw. In fondo deve aver pensato che 7,5 milioni di euro potevano servire a zittire qualunque delinquente. Ha pagato, ha ripagato, deve aver capito che le api non si accontentavano del miele, di una notte d’amore, di giochi erotici. Susanne Klatten ha scoperto di essere sull’orlo della crisi, sul punto di finire fuori classifica, pedinata, filmata, ricattata. Infine ha saputo e voluto ribellarsi a una banda che le stava portando via, dopo i denari, anche la vita.