Per lady Bmw un gigolò da 7 milioni

Interrogato a Pescara, il playboy che ricattò la proprietaria della casa automobilistica svela i retroscena della vicenda

Signori e (soprattutto) signore. Ecco a voi il gigolò da 7 milioni di euro a botta. A Pescara è il gran giorno di Helg Sgarbi, il focoso italosvizzero che raggirò ricchissime e attempate donne sposate, a cominciare da Susanne Klatten, proprietaria della Bmw e seconda donna più potente di Germania dopo la Merkel. Il play boy che ripianava i debiti di gioco circuendo le sue vittime e filmandole segretamente in tutte le posizioni, è arrivato di buon ora a palazzo di giustizia per il processo su un presunto giro di estorsioni a luci rosse. Pettinato, elegante, poco scosso dalla condanna a sei anni per il mal riuscito tentativo di estorcere altri 14 milioni a lady Bmw, Helg ha voluto subito scagionare l’amico imprenditore Ernani Barretta, considerato senza molte prove dai pm il complice che riprendeva di nascosto le performance sessuali in alberghi e saune di lusso. Il latin lover si è preso tutte le colpe ammettendo di aver filmato da solo gli incontri con la Klatten con una telecamera nascosta «dentro la borsa posta al letto nella stanza d’albergo». Perché l’ha fatto? I video sarebbero stati un’assicurazione sulla sua reputazione qualora frau Susanne avesse deciso di far uscire la relazione allo scoperto, «visto che io ero sposato, ma lei non lo sapeva». Quanto all’amico Barretta, «mi ha accompagnato in alcuni viaggi, in buona fede. Era assolutamente estraneo alle mie vicende, gli ho soltanto detto che avevo dei problemi per giustificare le precauzioni adottate per salvaguardare la mia incolumità. Gli chiedo scusa per averlo coinvolto» rifilandogli nella tasca della giacca i numeri di telefono di altre «sue» donne. Sgarbi ha vuotato il sacco su (quasi) tutto. Ha confessato di aver imbrogliato lady Bmw sui tanti milioni di euro per aiutare la famiglia di una bambina che s’inventò d’aver investito negli Usa. I soldi gli vennero consegnati in una scatola di scarpe nel garage dell’albergo Holiday Inn di Monaco e di cui la donna «non chiedeva la restituzione». Con lady Bmw, «non era una storia importante né seria, ma di simpatia reciproca», che è andata via via degenerando – ha raccontato Sgarbi - ed è finita una sera guardando sulla televisione tedesca il film Il silenzio dei Quantd. La pellicola raccontava l’epopea dei nonni di Susanne (il cui cognome completo è Klatten-Quantd), imprenditori all’epoca collaborazionisti dei nazisti. Per dire, in seconde nozze la moglie del nonno di Lady Bmw sposò nientemeno che il gerarca Joseph Goebbels. Insomma, nel racconto del mantenuto, a un certo punto la Klatten si sarebbe stufata diventando arrogante «come i suoi antenati» che durante la guerra sfruttarono, in fabbrica, il suo di nonno, operaio ebreo e polacco. E così, mezzo secolo dopo, il Vendicatore ha provveduto a castigarla chiedendole altri 14 milioni per non far uscire foto e filmini mai trovati. Inizialmente, Sgarbi ha ammesso di non aver pensato al ricatto. Poi, dopo «aver visto il film» e al termine di una sfuriata telefonica, ha deciso che era ora di chiudere i conti con la storia. «Volevo sapere il motivo della sua decisione ma mi chiuse il telefono in faccia. Non riuscivo ad accettarlo, dopo tutto quello che c’era stato». Dopo aver incassato i soldi, Sgarbi si sarebbe preoccupato di saldare i debiti di gioco (per 60 milioni) senza però fare i nomi dei creditori.
La Klatten, interrogata a Pescara nell’aprile scorso, s’è rifiutata di rispondere a una sola domanda: se fosse stata innamorata di Sgarbi. Sul resto ha ribadito di non aver mai visto o conosciuto Barretta, di aver avuto un relazione durata due mesi, di esser stata minacciata e ricattata da Sgarbi con continue richieste di soldi. «Le foto ritraevano me svestita su un letto, camera 629». Nonostante i buchi vistosi dell’indagine e le denunce di maltrattamenti ai poliziotti, l’accusa ha chiesto la condanna anche per moglie e figli di Barretta (che carte alla mano in aula hanno smentito la ricostruzione degli inquirenti sulla provenienza illecita dei soldi). La secondogenita Clelia ha addirittura accusato la procura di essersi genuflessa ai potenti di Germania, di aver svolto indagini con straordinaria superficialità. Condanna chiesta dal pm anche per Franciska, la povera moglie tradita da quell’Helg che in serata era già in cella in Germania con l’etichetta di tombeur de femme più costoso della storia. Altro che Demi Moore in «Proposta indecente». Con Robert Redford, sul piatto, c’era «solo» un milione di dollari. Qui fra lady Bmw e generose ereditiere, dieci, venti, trenta di più.