Lady Bossi si fa sentire e bacchetta il Senatùr: "Sbatti fuori i traditori"

La signora Marrone mette in guardia il capo della Lega da chi trama per la leadership: nel mirino Maroni e Tosi

Roma Una bella ramanzina, di quelle che fanno le mogli devote ai loro mariti per suonare la sveglia. Anche se qui il marito è il Capo, quello che ancora, malgrado età e malanni, può cacciare in un baleno dalla Lega chiunque «rompa le balle», anche «quelli importanti», senza tante discussioni. Bossi però ascolta con silenzio rispettoso quanto la moglie, Manuela Marrone, ha da dirgli circa il partito e la sua (complicata, ora come mai) gestione.

E il consiglio dell’altra sera, lui a Calalzo lei dall’altra parte del telefono, è stato di quelli energici: «Ma non vedi che ti stanno cacciando? Devi sbatterli fuori tutti! Tutti! A cominciare da Maroni! E poi Fontana e Tosi e anche Giorgetti! Ti stanno tradendo!» ha urlato lady Bossi (raccontano testimoni) al capo, che comanda ovunque ma forse non in casa. Sembra che anche la decisione di lasciare anzitempo l’hotel Ferrovia sia stata una premura indotta dalla Marrone, leader ombra di questo Carroccio in semi-panne.
Una Lega rissosa (ma solo a parole finora) che promette sganassoni alla canaglia giornalistica, che ficca il naso nelle «presunte» divisioni, ma che poi passa le serate col vino della casa a discutere se il cerchio magico sia davvero finito, sul perché Maroni non agisca, su «chi sta con chi», sui berlusconiani della Lega, sulla reale capacità del vecchio leone, Bossi, di tenere ancora insieme questo magma ribollente.

È tutta sul corpo del capo che si gioca questa stagione della Lega. Perciò la moglie, custode delle debolezze del marito, ha un peso fondamentale negli equilibri di potere interni. La pubblicistica la inserisce nel cerchio magico», come referente primo di Rosy Mauro (sua grande amica) e Reguzzoni, capogruppo dei deputati, l’enfant prodige del Carroccio in rapporti tesi con buona parte della Lega, pessimi con Bobo Maroni. Le azioni del «cerchio magico», da giugno ad oggi, sono crollate peggio di Piazza Affari, ecco cosa si dice nella Lega. Una serie di errori (dal referendum alla Libia al voto su Papa, promesso al Cav e poi sgretolato in un sì maroniano) hanno indebolito lo charme degli «eletti» (dalla moglie) su Bossi, trend peggiorato dalla stagione estiva delle feste, che rafforza i colonnelli amati dalla base, ma anche i deputati con un seguito popolare (si veda il pieno a Verdello, bergamasca, per Giacomo Stucchi, deputato e «promesso» nuovo capogruppo da Bossi stesso).

L’indebolimento del «cerchio» sposta l’asse verso gli altri, Maroni in primis, col seguito dei sindaci dalla sua, e poi Calderoli. Lo sposta sì, ma troppo, a giudizio di Lady Bossi, baby pensionata (da quando ha 39 anni, racconta Sanguisughe di Mario Giordano), fondatrice della Scuola Bosina a Varese (800mila euro di fondi nella «legge mancia» del 2010). Tanto che nella Lega si dice che la Marrone stia per prendere in mano la situazione. Lo disse anni fa Francesco Speroni, ora eurodeputato (e suocero di Reguzzoni...): «Manuela non è solo la moglie del capo. Da quando è stato male, ha tenuto anche una gestione politica». Non solo non ha smesso, ma si sussurra - deteriorati i rapporti con Maroni e Giorgetti - voglia adesso condurre il movimento insieme al marito (ma sempre in seconda linea domestica).

Il corpo del Capo, tutto ruota attorno a quello. Bossi ascolta tutti, lo colpiscono i racconti. Quello fatto da un operaio di Dalmine lo ha convinto ad essere irremovibile sulle pensioni. La moglie forse lo ha supportato nel no all’innalzamento dell’età per le donne. «Le donne sono più importanti degli uomini, mandano avanti i figli» ha ripetuto Bossi a Berlusconi. E l’importanza della «moglie» torna anche per Tremonti, nel discorso di Ponte di legno a ferragosto: «Quando va a casa (Tremonti, ndr) c’è sua moglie che gli rompe le balle - ha detto Bossi -, la poveretta va nei magazzini e logicamente gli dice: guarda che qui c’è la gente sempre più povera, devi fare qualcosa. E qualcosa l’ha trovata, una bella idea sul vostro Tfr...».

Se la ascolta Tremonti, figuriamoci Bossi. Però ascolta anche Calderoli, che ultimamente si sta schierando. «La lega non è né Maroni, né Reguzzoni» ha tuonato al Berghem fest, a 40 centimetri da Bossi. Che è un po’ come dire: occhio, dovete fare i conti anche con me, che sono il braccio destro del capo. Chi vincerà la gara a chi è il più destro dei bracci destri? Tra Maroni in pole, un cerchio magico in decadenza e un Calderoli pronto al duello con Bobo, c’è la moglie. E non è poco.