Lady Botteri, la mamma facoltosa che aprì le porte della finanza al figlio

Le voci di Parma: fu la donna a introdurre Filippo nel mondo dell’impresa e degli studi professionali che contano, come quello di Roveraro

Guido Mattioni

Qualcuno dirà: «È la provincia». Nel senso di quel luogo umorale e bizzarro dove le notizie lievitano e si gonfiano a mano a mano che passano di bocca in bocca. Basterebbero insomma 125 chilometri, quelli che separano Milano da Parma, per raccogliere pareri e giudizi diametralmente opposti, o quanto meno esagerati, su un episodio o una persona. Come per esempio nel caso di Laetitia Botteri, detta Titti, la madre ottantenne del playboy e consulente finanziario Filippo, considerato la mente del rapimento e dei successivi assassinio e scempio dell'ex banchiere Gianmario Roveraro.
«Posso dire che la signora Botteri è una donna di grande qualità», ha dichiarato infatti domenica in un'intervista al quotidiano La Stampa l'avvocato milanese Goffredo Grassoni, legale e grande amico dello scomparso, aggiungendo come chiosa che «non sempre, purtroppo, i figli ereditano le buone doti dai genitori». Parere senz'altro legittimo di uno stimato professionista ambrosiano che quella signora l'ha evidentemente conosciuta in occasione di incontri di lavoro. Ma sicuramente stridente con alcuni giudizi che circolano invece a Parma.
Di «torti economici», a dare retta alla vox populi parmigiana, ce ne sarebbero stati. Quanti non si può sapere con esattezza. Tanti, di sicuro, sono stati invece gli affari impossibili millantati e proposti agli amici da quel suo figlio che lei aveva fatto studiare (con scarso profitto) alle Orsoline e al Maria Luigia, ma ridotto a pietire in continuazione prestiti dagli amici del bar. Figlio per il quale lei, titolare di un cognome che in città pesa - un Botteri è stato anche sindaco di Parma - oltre che di un patrimonio di tutto rilievo, ha sempre svolto con passione il duplice ruolo di madre premurosa e di efficiente quanto autorevole anfitriona nel mondo degli affari. Aprendogli le porte giuste: da quelle dei salotti bene a quelle degli studi professionali che contano. Come, appunto, quello milanese di Roveraro. E aprendogliele sia in senso figurato, sia in quello materiale, accompagnando e precedendo immancabilmente il rampollo, con cipiglio da matrona, alle principali riunioni d'affari.
Il nome di Laetitia Botteri, del resto, compare nelle letture camerali in veste di amministratore unico della B3 and partners srl, società di consulenza amministrativa e gestionale con sede in via Garibaldi 2 a Parma. E ne è lei, con il 50% delle azioni, la prima azionista insieme al figlio (la seconda B come Botteri, appunto) e a Vincenzo Bertolini (la terza B), ex vicepresidente della Legacoop e ultimo segretario del Pci reggiano. Uno che ha ammesso di essere entrato nella compagine azionaria per simpatia nei confronti di quel ragazzo «che al ristorante voleva pagare sempre lui e che si inventava sempre qualcosa». Invenzioni rimaste però tutte sulla carta, o abortite prima di nascere dato che la 3B è sempre stata una scatola vuota, senza nemmeno un dipendente. «Io avevo tanti impegni e non me ne interessavo, avevo delegato tutto a loro - ha dichiarato Bertolini riferendosi all'attività della 3B -. Ogni tanto venivano da me per discutere di qualche progetto, ma poi col tempo ho capito che erano tutte chiacchiere. E non è mai stato concluso nulla».
Ma prima della 3B, l'intraprendente «Mamma Bilancio» aveva dato vita ad altre società: la Eurofim srl, una agenzia di mediazione immobiliare domiciliata a Parma in via Mazzini 6 prima di essere dichiarata fallita nel 1994; e la Promogrup, anch'essa come la 3B - nelle intenzioni - una srl di consulenza amministrativa e gestionale di cui la Titti deteneva addirittura il 99%. Società anch'essa prematuramente deceduta, con la cessazione delle attività sancita nel 2002.