Lady Gaga: "Madonna? Sua figlia è mia fan

Inizia a Montreal il tour della cantante, che dopo l’esordio con record
di vendite, vuole emulare la signora Ciccone con le sue stesse armi:
voce così così, canzoni facili e look estroso. "Sono lesbica, sto
cambiando le idee della gente sulla sessualità". È cresciuta a Manhattan ma ha cominciato giovanissima a esibirsi come spogliarellista

nostro inviato a Montreal

Insomma in un anno ce l’ha fatta. E non così per dire: è proprio diventata la popstar del momento, la più cliccata, la più chiacchierata, in poche parole la meglio diva in circolazione. Oggi dice: «Sto cambiando le idee della gente sulla sessualità». Ma l’anno scorso di questi tempi Lady Gaga era soltanto Lady Chi? Massì, quella pazzoide bionda (s)vestita come piacerebbe a Marinetti e destinata a fare la fine che prevedeva Warhol: a ciascuno il suo meritato quarto d’ora e poi addio. E la canzoncina Just dance, un dance pop innocuo ma commestibile, sembrava il suo quarto d’ora.

Invece no. Ieri sera qui al Centre Bell, uno dei palasport più grandi e belli del mondo, c’era una fila lunga così per applaudire il debutto del suo secondo tour mondiale in un anno. Detto per inciso: in otto mesi ha venduto quattro milioni di cd e venti milioni di singoli sul web, tutti canticchiano le sue Poker face o Paparazzi e insomma sembra roba da Madonna ai bei tempi.

Madonna, appunto. C’è chi dice che Lady Chi? sia la sua erede e come voce ci siamo: insignificante per entrambe. Ma come glamour e forza comunicativa si vedrà: di Madonna hanno parlato anche i Papi, Lady Gaga per ora è ferma ai vescovi e tutt’al più si limita a dire che «adoro Madonna» per poi sibilare: «Adesso è sua figlia Lourdes che viene a ballare ai miei concerti». Come a dire che, data l’età, per la signora Ciccone è ora di smammare e lasciare il trono all’erede, che ha solo ventitré anni.

Comunque, ieri la presunta erede è salita in scena vestita strana, qualcosa a metà tra surrealismo e Twiggy, ma almeno non era come sull’ultima copertina di Rolling Stone, ossia coperta di bollicine solo in quelle zone là e nudissima per il resto. D’altronde è una che ogni tre per due assicura che «sono attratta anche dalle donne. Ma è solo sesso. Le vere storie le ho avute esclusivamente con gli uomini». Grazie. In fondo la sua ricetta è perfetta. La musica? Biodegradabile e molto cheap. Il look? Un po’ sciampista e un po’ burlesque. La comunicazione? Aggressiva solo a parole. Scandalosa ma non troppo e di sicuro meno di alcuni dialoghi di Sex & The City o del nuovo Grey’s Anatomy. In poche parole: perfetta. In un periodo in cui non c’è più nulla di scandaloso (Mick Jagger fa rock a 66 anni, Madonna ha persino cantato appesa a un crocefisso) l’unica soluzione è far finta di. D’altronde Lady Gaga si chiama in realtà Stefani Joanne Angelina Germanotta, è nata vicino a New York, suo padre è un imprenditore innamorato di Springsteen e sua mamma «è una ragazza italoamericana che mi fa ridere un sacco».

In fondo, lei è l’ossimoro perfetto dei nostri tempi: una brava ragazza ma anche regina degli eccessi (come dice Repubblica). Nei primi vent’anni, il suo percorso di vita è andato dalla parte alta di Manhattan, la Upper East Side, quella dei ricchi come suo papà, alla Lower, la parte bassa, quella degli scappati di casa. Lei lì si prendeva una «bag of cocaine», una enorme dose di coca e «lavoravo» (lavorava?) per ore al look. Intanto prendeva lezioni di canto dall’insegnante di Christina Aguilera, scriveva pezzi per Britney Spears e Pussycat Dolls, si esibiva nei localacci facendo spogliarelli, ma mica quelli per guardoni: roba da intellettuali con oggettistica raffinata. A differenza di una Velina o Letteronza qualsiasi - e questa è proprio la chiave del suo successo – ha sempre confermato ai quattro venti che «il mio obiettivo è diventare famosa». Senza giri di parole, evviva. Infatti ha intitolato il suo primo cd The fame e adesso ne pubblica un altro, destinato ovunque alla testa delle classifiche, che rincara la dose e si intitola The fame monster perché in un anno per Lady Gaga la fama è diventata un mostro, altro che. Va bene, nel nuovo doppio cd c’è pure un duetto con la supermega Beyoncé (Telephone) ma Rolling Stone descrive miss Germanotta come stravolta e sdraiata in un Suv mentre dice: «Quando non lavoro, impazzisco e viene fuori la persona psicotica che sono».

Ma quando è sul palco, come qui al Centre Bell, è la gente a impazzire perché nel corto circuito tra verità e finzione lei ci sta benissimo e chissenefrega se tra poco quel mostro cattivo della fama magari avrà polverizzato tutto, abiti futuristi alla Marinetti compresi.