Lady Menarini, presidentessa da compromesso storico

Da ieri alla guida del Bologna: una famiglia amica del vescovo, ma per sponsor la banca della sinistra

da Bologna

Una donna sola al comando. Da ieri Francesca Menarini, 44 anni, è la nuova presidentessa del Bologna Fc. «Presidente, prego», chiarisce subito lei, seconda lady del calcio italiano dopo Rosella Sensi. Ma non sarà una principessa consorte: le sorti della squadra le seguirà a distanza ravvicinata. «Sono onorata e orgogliosa di essere il primo presidente donna del Bologna, e sarò un presidente operativo, vicino alla squadra. Finora sono stata una tifosa, ma ora voglio dare tutto per questo progetto, sperando di poter dire di aver dato il massimo».
Laureata in Scienze politiche, nubile, adora giocare a tennis, spesso affrontando anche gli uomini, e quando all’orizzonte le si profila una nuova sfida le luccicano gli occhi. Non farà tutto da sola: spesso chiederà consiglio al padre Renzo, nuovo amministratore delegato ed ex socio di minoranza del club. Senza concedergli però troppe deleghe: non scenderà negli spogliatoi come la sua omologa Cameron Diaz in “Ogni maledetta domenica” di Oliver Stone, ma se ci sarà da fare una ramanzina alla squadra non farà fatica a trovare gli spazi adatti. Magari chiedendo delucidazioni in merito a Rosella Sensi. «Ancora non ci ho parlato – fa sapere lei - ma lo farò a breve, e cercherò di soffiarle qualche segreto». Una donna in più al potere, in un settore dominato dagli uomini, ne rafforzerà la posizione. «Ma non è più una discriminante: poter esprimere le proprie capacità in un mondo quasi esclusivamente maschile dev’essere considerato uno stimolo all’impresa».
Meches bionde, giacca a righine sopra un top verde, pantaloni a sigaretta neri, mocassini con tacco quattro e sciarpa rossoblù d’ordinanza fra le mani per la gioia di fotografi e tifosi, finalmente della nuova numero uno del Bologna ieri s’è conosciuta anche la voce, dopo il mese e mezzo di silenzio pressoché totale che ha preceduto il passaggio di proprietà fra l’ex presidente Alfredo Cazzola e la nuova dirigenza. Idee subito chiare, però, espresse come una studentessa che ha diligentemente imparato la lezione. «Il Bologna è un patrimonio della città, e va gestito con capacità imprenditoriali. L’amministrazione sarà sana, trasparente e nel segno della legalità. Solo così si potranno attirare nuovi soci», ha chiarito lei, perché nel calcio si sa, se c’è qualcuno disposto a portare nuova linfa gli si stende il tappeto rosso. Per quest’anno, comunque, avanti così, con le forze esclusive dei nuovi proprietari.
Intanto Francesca Menarini strizza gli occhi alle autorità locali, cercando di far dimenticare le recenti liti fra Cazzola e il sindaco Cofferati. «Collaboreremo con le istituzioni in un’ottica che comprende anche gli interessi civici». La famiglia Menarini vuole aprire un nuovo fronte comunicativo: da sempre vicina alla Curia (il padre Renzo non partecipò in giugno alla festa promozione per andare a fare gli auguri di compleanno al vescovo monsignor Vecchi), ha il gradimento della nomenklatura cittadina e ha portato uno sponsor notoriamente vicino alla sinistra, il gruppo finanziario Unipol. Un Bologna per la gente, insomma, anche per chi non può permettersi un biglietto per le partite: «Studieremo politiche per favorire l’ingresso anche a chi non può permetterselo». Tanto meglio se poi dai buoni rapporti con comunità e politici dovesse arrivare l’imprimatur per un nuovo stadio. «Il “Dall’Ara” è un punto di riferimento per la città e la squadra, ma non è più attuale. Uno stadio di proprietà rappresenterebbe un punto di forza per il club e nel medio periodo valuteremo di costruirne uno fuori città». Tradizione e innovazione all’insegna delle più moderne strategie di marketing. Con un modello ben preciso in testa: «Il Bologna e i colori rossoblù. Non abbiamo punti di riferimento. Anzi, speriamo di poter diventare noi un modello per gli altri».
Fra i mille impegni da assolvere, nell’agenda c’è anche quello che riguarda la squadra. «L’obiettivo è consolidare la nostra posizione attuale – chiarisce subito Francesca Menarini -, perché la serie A dev’essere un punto di partenza. Il percorso sarà lungo e si farà un passo alla volta, ma puntiamo a risultati ambiziosi». Il modo migliore per celebrare nel 2009 i cento anni del Bologna: un’opportunità per il territorio, parole del nuovo presidente, da non farsi sfuggire.