Lady Torino 2006: «Giochi sfortunati, non danno emozioni»

Vancouver. Non è come sparare sulla croce rossa ma ci assomiglia. Le olimpiadi di Vancouver si stanno sempre più trasformando in un festival di guai e imprevisti. Certo, i Giochi inaugurati poche ore dopo la tragica morte dello slittinista georgiano non potevano decollare nel cuore della gente visto che per farlo avrebbero avuto bisogno che sui campi di gara e in tv andasse in scena e in onda solo la perfezione. Ma così non è stato. Almeno per ora.
Così ieri altri problemi. Per esempio gli addetti al rifacimento del ghiaccio in crisi con le macchine kappaò. Risultato? Un ritardo di un’ora e mezza durante la finale dei 500 metri del pattinaggio di velocità. E le scuse del comitato non bastano, perché i disservizi continuano a ripetersi. Esempio: quanto è successo al biathlon è più che un problema: in questo caso sono andati in scena errori di cronometraggio sia nella gara femminile che in quella maschile di inseguimento. Tra le donne la svedese Anna Carin Olofsson-Zidek è stata fatta partire con 14 secondi di ritardo nella 10 km: l’incaricato si era dimenticato di darle lo start. Il suo tempo è stato compensato alla fine, e da sesta è finita quarta. Grossi problemi anche tra gli uomini con il cronometraggio di nuovo in tilt: in questo caso il canadese Jean Philippe Leguellec e lo statunitense Jeremy Teela sono stati fatti partire in anticipo, con le compensazioni ad aggiustare tutto nel finale.
E poi le critiche dei media inglesi (ma come mai? C’entrerà qualcosa Londra 2012 e la voglia di poter dire ah, ma quelle di Vancouver furono un disastro...) e dei vicini a stelle e strisce. Il New York Times ha tuonato contro la scelta di programmare la gara half pipe di snowboard in una località, Cypress Mountain, a pochi chilometri dal mare. Questo costringerebbe gli organizzatori agli straordinari per mettere una pezza alla neve che di giorno si scioglie.
Poi c’è la storia del braciere tecnologico che pare abbia qualche problemino e quella sul tripode che si dice inaccessibile per ragioni di sicurezza - non sarebbe stato testato per cui si teme che i piloni su cui poggia il fuoco sacro di Olimpia possano caracollare da un momento all’altro -. Infelici anche altre scelte, come quella di piazzare il centro accrediti della famiglia olimpica fuori mano solo perché la struttura veniva fornita gratis. A metterci la coda la solita sfortuna poi: durante un concerto di contorno, ieri, ha ceduto una transenna e venti persone sono rimaste ferite.
Questo mentre dall’Italia, Evelina Christillin, la signora dei Giochi invernali di Torino 2006, bolla questa edizione come le «Olimpiadi sfortunate». «E in più - aggiunge - non emozionano per niente». Ancora: «Fare paragoni con i nostri Giochi, da torinese, è abbastanza antipatico, ma questa edizione canadese non ti smuove per niente», sostiene l’ex vicepresidente del Toroc, il Comitato organizzatore. «Ho molti amici che in questi giorni sono a Vancouver - spiega - e sono tutti delusi: dai trasporti alle riprese televisive del broadcasting sembra che siano parecchie le cose che non funzionano». Strano per i canadesi, che passano per essere degli ottimi organizzatori. «E lo sono - conferma la Christillin - ma forse non erano abbastanza allenati agli imprevisti». E così la differenza con l’edizione di Torino, conclude, «c’è e si vede».