L'aereo che ha fatto storia ha una valigia del futuro

Rimowa, azienda che produce bagagli di lusso, fa rinascere il primo velivolo commerciale della storia E intanto s'inventa il «tag» per fare il check-in via web

Marco Lombardo

nostro inviato a Dübendorf (Svizzera)

È nato prima l'aereo o la valigia? In questo caso non è un giochino per bambini e la risposta che verrebbe naturale ha invece un'altra storia. Sì, certo, è nata prima la valigia, a meno che non si stia parlando di metallo, di alluminio e soprattutto di icone. E succede così, allora, che un giorno ti ritrovi presso a un aeroporto militare vicino a Zurigo a celebrare la nuova vita di una valigia e dell'aereo che l'ha ispirata. Lo Junkers F13.

Alla guida di quel velivolo, in aria di nuovo per la prima volta, c'è Dieter Morszeck, amministratore delegato di Rimowa, l'azienda tedesca che produce bagagli di lusso che hanno come caratteristica immortale la scanalatura incisa nel metallo. Alluminio, per la precisione, com'era di alluminio - Duraluminum, si chiamava - il materiale con cui fu costruito il primo aereo commerciale della storia. Quello. Era quasi un secolo fa quando nacque il prodotto del sogno di un visionario, Herr Hugo Junkers, un vero prussiano che passò dalle stufe agli aerei dopo aver appunto trovato il materiale perfetto. Lo utilizzò per un primo modello - lo J1 chiamato anche «asino di latta» e utilizzato nella Prima Guerra Mondiale - e poi, infatti, per l'F13. Che divenne il massimo della modernità.

Morszeck, aviatore appassionato, non poteva dunque che tornare a lavorare su quel pezzo di storia che nel 1937 diede l'idea alla sua famiglia di creare valigie di alluminio leggere e indimenticabili, le stesse che oggi sono anche in policarbonato e che comunque si notano a distanza, perché nessuno le fa così. Così belle. Dunque in questo caso valigia e aereo sono nati lo stesso giorno, perché Rimowa - lanciando i suoi modelli di bagagli con l'Electronic Tag - ha anche svelato il nuovo business di Herr Morszeck, ovvero la riedizione appunto dell'F13 che ne condizionò il design: «Uno studio durato 7 anni di lavoro in collaborazione con compagnia Ju-Air e con l'Associazione degli Amici dei Velivoli Storici - ha spiegato l'ad visibilmente emozionato -, un piccolo gioiello tornato alla vita grazie alla passione di tutti noi. La nostra speranza ora è che ci siano altri amanti del volo pronti a comprare un pezzo di storia del volo come questo». Ovvio: non è certo un acquisto per tutti (il primo esemplare ha un costo di circa 2 milioni di euro). Ma di sicuro apre per l'aviazione un'operazione vintage che può avere successo.

In ogni caso lo Junkers F13 è una pietra miliare: nel 1919 volava già fino a 22 mila piedi e raggiunse le 26 ore di viaggio consecutivo grazie a dei serbatoi aggiuntivi. E il suo materiale, l'alluminio, fu il primo esempio di design moderno e di ricerca tecnologica, tanto che poi ha portato agli studi che hanno poi prodotto gli attuali Boeing a Airbus. E nella serata di festa c'è stato pure ricordo di Hans-Walter Bender, che nel 1929 - quando aveva sei anni - salì su uno dei primi voli commerciali dell'F13: «Era la cosa più all'avanguardia dell'epoca, è stato l'inizio di una nuova era». Bender viaggiava con la sua famiglia per un regalo fattogli dalla madre e il biglietto che costava 5 Reichsmark, allora una fortuna, è passato nelle mani di Dieter come passaggio di consegne.

Storia e futuro in un solo progetto in pratica, e non è un caso appunto che le nuove valigie Rimowa presentate in contemporanea guardino più in là: grazie al tag elettronico cambia il modo di fare il check in del bagaglio via web. E l'idea è quella di rendere intelligente una bella valigia per risparmiare file e tempo nell'era in cui prendere un aereo è diventato spesso un dovere più che un piacere. Ed è per questo, allora, che un'idea così può soltanto prendere il volo.