L'affluenza sale nelle metropoli: ma è fuga nella rossa Bologna

La trasformazione del voto in un test politico frena l’astensionismo. Per il calo di votanti sotto le due Torri il Pd se la prende col Viminale<br />

Sorpresa, l'affluenza cresce. Di poco, stando almeno ai dati parziali, quelli relativi alla percentuale di votanti alle 19, che hanno registrato un più due punti alle comunali e poco più di un punto alle provinciali - rispettivamente 38,68% contro 36,45% e 29,79% a fronte del 28,44% precedente - ma cresce, tranne qualche clamorosa eccezione come il Friuli-Venezia Giulia, dove si sono registrati crolli a picco di oltre 20 punti. Potenza del fattore Berlusconi, che caricando di una valenza politica questa tornata di amministrative, ha fatto sì che in alcune piazze cruciali come quella di Milano, quasi 5 punti percentuali in più rispetto al 2006, il voto per il sindaco si trasformasse anche in una sorta di referendum sul governo. O potenza degli italiani, che stufi di liti interne ai partiti e beghe varie forse hanno sentito il bisogno, questa volta, di far sentire con più forza la propria voce. Comunque un segnale positivo, sempre che venga confer­mato, oggi alla chiusura dei seggi alle 15, dai dati definitivi.

Una sorpresa, ma non troppo. Qualche sondaggista, nei giorni scorsi, aveva previsto che la mossa del Cavaliere di trasformare queste amministrative in una sorta di test di fiducia a lui e al prosieguo del governo avrebbe, se non annullato, almeno attutito l'ormai fisiologi­ca disaffezione degli italiani alle urne. «La scelta imposta so­prattutto dal premier Berlusconi – aveva sottolineato Renato Mannheimer, direttore di Ispo – di trasformare il voto ammini­strativo in un test politico sulla sua persona porterà alla scelta di una fetta di elettorato, già propenso all'astensione, di recarsi invece alle urne, compensando così il trend in crescita di chi sceglie di non andare a votare ». Previsione azzeccata, alla luce dei dati parziali. Anche se in alcune realtà si va al di là del­la semplice compensazione. Il caso Milano sembra emblematico. Già a mezzogiorno nel capoluogo lombardo, si registrava un lieve incremento, 12,65% contro il 12,18% del 2006. Il boom con la percentuale delle 19: 40,51%, oltre quattro punti in più del 36,72 di cinque anni fa. Votanti in crescita di quattro punti anche a Tori­no: 37,31% alle 19, contro il 33,32% delle precedenti consultazioni. Altra solfa in due piazze storicamente rosse da sempre, quali Napoli (sostanzialmente stabile con il 33,66% di votanti alle 19 contro il 33,15% di cinque anni fa) e Bologna. Con tanto di coda polemica, per quanto riguarda il capoluogo emiliano, tra Pd e Viminale.

A scatenare la bagarre il dato relativo al numero di votanti a mezzogiorno, diffuso dal ministero dell'Interno: 13,88% contro il 28,49%, meno di metà delle precedenti amministrative. Immediata la rivolta del Pd. «Nel valutare i dati sull'affluenza al voto a Bologna – ha tuonato Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria dei democratici – oc­corre ricordare che nel capoluogo dell'Emilia Romagna si votò nel 2009 in giorni diversi: non la domenica e il lunedì, ma il sabato e la domenica. Ciò comporta anche una diversità della condizione della parteci­pazione al voto, della quale occorre tenere conto. È incredibile la leggerezza con la quale il Viminale ha diffuso i dati sen­za segnalare questa differenza ». Ma a smentire Bersani & Co., confermando che i contraccolpi del caso Delbono non sono affatto risolti, ci ha pensato il dato dell'affluenza alle 19: 40% contro il 43,32% precedente.

Un caso nel caso il Friuli-Venezia Giulia. Meno 22 punti a Trieste per il rinnovo del consiglio comunale, dal 49,37% al 27,23%; meno 17 punti a Pordenone, dal 55% al 38,27% rispetto all'election day del 2006. Colpa, probabil­mente, di liti e frammentazioni nel centrodestra, ma forse anche del maltempo. Si vedrà con i dati definitivi. Il record negativo provvisiorio di affluenza a Reggio Calabria: alle 19 aveva votato il 30,92% degli elettori, contro il 33,18% delle precedenti elezioni.