«Lafico uscirà da Capitalia e Fiat. Eni cresce in Libia»

I libici di Lafico prima o poi venderanno la partecipazioni in Fiat e Capitalia. A rivelarlo, benché con la premessa di parlare a titolo personale, è stato Saif-Al-Islam-Gheddafi secondo cui quello nella banca romana (2,58%) «è stato un cattivo investimento che per fortuna alla fine si è rivelato buono». Quanto a Fiat (la quota è scesa sotto il 2% in agosto) è stato invece «una cattiva decisione» ha proseguito il figlio del colonnello libico aggiugendo che Lafico «dovrebbe uscire da entrambe in tempi rapidi».
Ma a deludere è anche la quota in Juventus (7,5%): «Non siamo interessati a investire nelle squadre di calcio, ha più senso investire in Finmeccanica ed Eni. È una mia opinione personale, ma penso che sia meglio ritirarsi prima possibile», ha proseguito Gheddafi junior ospite a Milano dell’ad dell’Eni, Paolo Scaroni, per la prima della Scala. Il governo libico e l’Eni, ha proseguito, hanno invece discusso le linee guida di una nuova partnership nel settore oil & gas e nella raffinazione che porterà alla stesura di un masterplan. Quest’ultimo include, tra le altre cose, una joint-venture nei servizi petroliferi in Libia e per investimenti in paesi dell’Africa sub-sahariana. «Si discute di una relazione che durerà per i prossimi venti anni», ha detto Gheddafi aggiugendo che entro l’anno dovrebbe essere raggiunto un accordo di massima. Quanto a Tamoil, infine, «dobbiamo ancora decidere come vendere e in che modo, che strategie dobbiamo adottare, forse un unico pacchetto o a pezzi o uno scambio azionario o un’Ipo», ha detto Gheddafi.