Lagaccio, residenti in rivolta: «No agli zingari nel quartiere»

Allarme per il trasferimento dei nomadi attualmente a Cornigliano. Plinio (An): «Forte rischio di tensioni»

«I rom di Cornigliano traslocano al Lagaccio!»: il sussurro di qualche settimana fa è diventato collettivo, per trasformarsi via via in una serie di voci, fino a culminare, nelle ultime ore, in qualcosa più di un’ipotesi. Ieri, infine, la conferma - «da parte di un esponente molto addentro all'amministrazione comunale» - di un piano per spostare i nomadi nel popoloso quartiere cittadino. Tanto che, all’insegna del «No rom al Lagaccio», si è già formato un comitato spontaneo particolarmente agguerrito, e deciso a opporsi al trasferimento delle 150 persone oggi ospitate in via Greto di Cornigliano. Il quartiere, fanno notare fra l’altro i promotori del comitato, è ad alta densità abitativa e soffre di forti problemi di disagio anche a causa della «disattenzione», si fa per dire, della civica amministrazione. Ora il rischio è evidente, insistono i membri del comitato che intanto fanno circolare volantini di protesta: l’insediamento di un così alto numero di nomadi non farebbe altro che acuire vecchi problemi e, contemporaneamente, innescare fra i residenti e i nuovi arrivati tensioni incontrollabili. Anche perché Tursi non ha fatto nulla per smentire le voci: è vero che in una recente assemblea pubblica l’assessore Roberta Morgano ha dichiarato che «no, non c’è nessun piano che riguarda l’insediamento di rom al Lagaccio», ma solo poche ore dopo i cittadini hanno visto con i loro occhi lo spiegamento di mezzi del Comune impegnato a ripulire la zona vicina al campo sportivo dove verrebbe sistemata la colonia di nomadi.
«Si tratta dell’unico spazio per socializzare e fare attività fisica a disposizione degli abitanti, in particolare dei più giovani - sottolinea Gianni Plinio, capogruppo di An in Regione, che ha scritto al sindaco per avere chiarimenti -. Assurdo consegnarlo, in sostanza, ai rom». Altrettanto assurdo «tentare di risolvere un problema a dir poco spinoso, come quello della sistemazione degli zingari in città, semplicemente trasferendo i disagi da un quartiere all’altro. I rom attendati a Cornigliano dovevano trattenersi temporaneamente, nel frattempo la Asl ha condotto un’approfondita ispezione accertando che non ci sono le condizioni igieniche minime per mantenere il campo. E ha chiesto lo sgombero». Di questo passo, la soluzione definitiva rimane una chimera: «Eppure - insiste l’esponente di An, che annuncia una raccolta firme a sostegno della protesta del comitato del Lagaccio - basterebbe rifarsi al progetto di legge regionale preparato da An per affrontare le cose nel modo giusto. Nel testo chiedevamo di disciplinare la presenza dei nomadi in città in maniera organica, regolamentando la loro presenza in termini ridotti di numero e di tempo, oltre a garantire il controllo da parte delle forze dell’ordine e del sindaco». Del resto, la Liguria è una delle poche Regioni a non avere ancora adottato una normativa in materia. «Dove vanno a parare, allora - tuona ancora Plinio - le promesse del sindaco e del suo assessore Francesco Scidone per una politica di inclusione sociale e sicurezza? Solo parole. Destinate a essere regolarmente smentite dai fatti - conclude il capogruppo di An -. E invece bisogna decidersi: a sgomberare i campi abusivi, e nel caso si debba provvedere a un campo di sosta e transito temporaneo, almeno ad attrezzarlo fuori dalla cerchia urbana. I cittadini genovesi hanno sopportato fin troppo, un campo al Lagaccio assumerebbe l’aspetto di una provocazione, facendo salire la tensione oltre il limite di guardia».