Di Lagerfeld ce n'è uno solo Ecco le fotografie del suo mondo

«Vision of fashion» celebra gli scatti del talento più ispirato e amato da grandi griffe. Un'antologia di 200 immagini di una vita geniale

Cesare Cunaccia

Di Kaiser Karl ce n'è uno e uno soltanto. Karl Lagerfeld infatti, assomma in sé un mosaico di poliedrici talenti, passando da quella che è forse la più longeva carriera quale direttore creativo di una griffe di moda (mezzo secolo da Fendi e circa tre decenni presso Chanel), fino a incarnare in modo magistrale il ruolo di fotografo, di regista, di stylist ed editore. Caustico, indipendente e metamorfico, moderno in senso sperimentale, incline alla sfida e imprendibile nei propri successivi e spiazzanti sviluppi espressivi, Lagerfeld, temperamentale tedesco di Parigi, ha iniziato la sua avvenuta dietro l'obiettivo nel 1987, realizzando un primo servizio per Chanel su richiesta dell'allora direttore immagine del brand, Eric Pfrunder. Da quel momento in poi KL si è sempre reso responsabile delle campagne dei marchi che dirige. Spesso, questa passione lo ha portato a collaborare con le maggiori riviste internazionali, mentre gli shooting pubblicitari sovente andavano a tradursi in evocativi libri d'arte.

In occasione di Pitti Immagine Uomo 90, Palazzo Pitti a Firenze inaugura il 14 giugno Visions of Fashion, una mostra dedicata alla parabola estetica di Karl Lagerfeld fotografo, presentandone anche numerosi scatti inediti. Curata da Eric Pfrunder e Gerhard Steidl, l'esposizione, che si chiuderà il 23 ottobre, è prodotta da Fondazione Pitti Immagine Discovery e dalle Gallerie degli Uffizi, con il supporto del Centro di Firenze per la Moda Italiana e di Pitti Immagine e il contributo del Ministero per lo Sviluppo Economico e dell'Agenzia ICE. Visions of Fashion traccia un percorso che, a partire dallo Scalone del Moro della reggia granducale, coinvolge gli opulenti ambienti della Galleria Palatina, popolati di capolavori artistici di varie epoche e colmi di splendori decorativi barocchi e neoclassici, per arrivare a comprendere la mitica Sala Bianca - in cui va in scena l'haute couture su fluttuanti e lievi supporti cartacei sospesi al soffitto - e, infine, due saloni degli Appartamenti degli Arazzi. Sono 200 immagini, lungo un excursus tra varie tecniche, come dagherrotipia, platinotipia, Polaroid transfer, resinotipia, serigrafia e stampa digitale. L'itinerario antologico si snoda attraverso l'eclettica e poliforme produzione fotografica di moda di Lagerfeld, testimoniando le incessanti suggestioni che in un continuo processo di superamento, contribuiscono a nutrirne l'ispirazione. Un variegato terreno di riferimenti tratti dall'architettura razionalista e del Bauhaus, dalla pittura e scultura, dal teatro, cinema e danza delle Avanguardie del XX secolo. Vi si sovrappongono idealmente le opere pittoriche di Pierre Bonnard, l'intimismo minimalista di Vilhelm Hammershøi che sembra precorrere Hopper e il luminismo degli americani Florine Stettheimer e Maxfield Parrish, le astratte marionette dadaiste di Sophie Taeuber- Arp, accanto a densi frames in bianco e nero delle pellicole di Fritz Lang e Marcel Carnè. «La fotografia - afferma Karl Lagerfeld - oggi è parte integrante della mia vita, per me è impossibile vedere la vita senza lo sguardo della fotografia, il mondo e la moda attraverso l'obiettivo di una macchina fotografica. Mi permette di mantenere un distacco critico nel lavoro di tutti i giorni: mi aiuta più di quanto avessi mai potuto immaginare». Quindi, ecco l'epica omerica rivista tramite un linguaggio contemporaneo de Le Voyage d'Ulysse, lavoro del 2013 e la soffusa elegia classica della fabula pastorale di Dafni e Cloe. Visions of Fashion apre una stagione di collaborazione strategica su un arco triennale tra la Galleria degli Uffizi e il Gruppo che fa capo al Centro di Firenze per la Moda Italiana (CFMI). Un programma che si propone di aprire il patrimonio museale italiano al fashion e di trasformare la Galleria del Costume di Palazzo Pitti in un Museo della Moda.