Il laicismo della Turchia che illude l’Occidente

Se dovesse venire spontaneo al turista sorpreso chiedere a cosa sia dedicata la chilometrica coda che si snoda a Istanbul davanti alla porta del Museo «Turk ve Islam Eserleri», si sentirà rispondere: «A un pelo della barba di Maometto - Allah lo benedica e gli dia eterna salute». Le illusioni del mondo occidentale sul cambiar la pelle dei turchi dalla fine della prima guerra mondiale a oggi sono state due: la prima era legata proprio alla fine dell’assalto all’Occidente e la seconda a una acquisita laicità di questa nazione. Ma appunto appaiono sempre di più come delle illusioni. L’Islam per i turchi è un dato di fatto intoccabile e così le sue implicazioni politiche. La Turchia sta rivedendo le sue aspirazioni verso altri orizzonti fondamentalmente «tradizionali».
Gli è che il popolo turco, orgogliosissimo, fu talmente distrutto nel profondo dall’aver perso la prima guerra mondiale al punto che perdonò ogni cosa all’unico turco che tentò di ridargli dignità e forza. Considerare come l’Occidente sbranò l’Impero turco in quei giorni ci farebbe capire come al generale Kemal fu concesso di fare ogni cosa: persino di cambiare la scrittura nella quale stavano i tesori delle espressioni letterarie e patriottiche di quel popolo.
La conferma che questo laicismo turco apparentemente riuscito fu solo un’eccezione la si ritrova nel fallito tentativo dei due Scià Pahlevi di fare altrettanto in Persia. Essi volevano copiare Atatürk, ma molto fu concesso allo Scià padre solo perché la Persia stava toccando il fondo sotto i molti bisturi delle potenze alleate. Ricordo la cartina sull’Enciclopedia dei Ragazzi con la Persia che spariva divisa in due province, rispettivamente dei russi e degli inglesi. Hanno molto colpito i media occidentali le imponenti manifestazioni laicistiche di Istanbul, Ankara e Smirne, ma molto meno la strage di un mese fa a Malatya nel «profondo Oriente» della Turchia quando furono uccisi alcuni cristiani che stampavano la Bibbia. Quello turco è un Oriente molto conosciuto nell’universo musulmano per la sua ignoranza pari alla sua fede profonda. Va detto infatti che l’Islam accetta i precedenti libri dati da Dio all’uomo - l’Antico e il Nuovo Testamento - convinto che si tratti di testi non genuini perché alterati dagli ebrei e dai cristiani, ma comunque degni di un rispetto sacrale. È un canone del Diritto musulmano la proibizione di toccarli, come il Corano, in stato di impurità.
La strage di Malatya non può essere giustificata, dal punto di vista dell’Islam, dal fatto che le vittime stampavano la Bibbia. L’intolleranza verso il diverso ancora una volta ha stravinto tra i Turchi come ai tempi del genocidio degli Armeni dando segni in notevole contrasto con le bandiere che hanno riempito nei giorni scorsi le piazze delle città occidentali della Turchia, inneggiando alla laicità.