Un laico grido di dolore dai figli di un dio minore

Lo storico della filosofia Carlo Augusto Viano ripercorre in un pamphlet il cammino accidentato dei liberali in Italia

In fatto di laicità è tempo di confusione. A cominciare dal lessico che genera equivoci di ogni genere. Infatti la «laicità» viene spesso contrapposta al «laicismo» e l’aggettivo «laico» è usato in alternativa a «laicista». Ma la distinzione, anzi la contrapposizione dei significati è stata trasferita nel linguaggio corrente dal lessico ecclesiale che ha coniato l’uso del termine «laico» per distinguerlo dal termine «chierico», colui che fa parte della Chiesa e possiede gli strumenti della sacralità.
Oggi, invece, anche taluni intellettuali che hanno assimilato il linguaggio ecclesiale sogliono contrapporre il laico al laicista, dando al primo termine un significato restrittivo ma positivo mentre usano l’aggettivo «laicista» con una valenza negativa.
Con il pamphlet Laici in ginocchio (Laterza, pagg. 123, euro 10), lo storico della filosofia Carlo Augusto Viano intraprende una controffensiva laica nei confronti di quella che giudica una vera e propria ritirata storica del laicismo italiano dopo la fine dell’Italia liberale, prima con il regime fascista, poi con quello democristiano e da ultimo con la rincorsa tra i compromessi dei comunisti e post-comunisti con la gerarchia ecclesiastica e le pulsioni clerico-moderate dei loro avversari.
Il punto di vista del filosofo, che ha goduto di una lunga comunanza intellettuale con Pietro Rossi e Nicola Abbagnano, è netto sulle credenze religiose: «Le religioni sono le principali minacce per la vita degli uomini. Giustificano le divisioni, stimolano le guerre e reclutano combattenti». Diversamente la cultura laica smaschera i tabù additati come valori religiosi, difende la pratica dei comportamenti diversi e dunque esalta quel relativismo morale che consente di combattere gli assolutismi e gli integralismi che ostacolano una pacifica convivenza tra persone di opinioni contrastanti.
Anche in politica i laici ufficiali non sono riusciti durante la Repubblica a fare il loro mestiere. Il loro prototipo è stato Giovanni Spadolini che, «preoccupato di difendere l’alleanza inaugurata da Alcide De Gasperi, tra Democrazia cristiana e partiti detti, abbastanza spregiativamente, “laici minori”, si premurava di far derivare quell’intesa dalla storia stessa della Chiesa post-risorgimentale, perché della Democrazia cristiana, soprattutto delle sue ali più integraliste, non si fidava, e temeva che si sarebbe alleata con i socialisti e magari perfino con i comunisti».
Per un altro verso è dei comunisti la principale responsabilità di quella «mostruosità giuridica» che è l’articolo 7 che incorpora nella Costituzione il Concordato: l’introduzione di una sovranità religiosa parallela a quella politica è irrispettosa dei diritti fondamentali del cittadino e contrasta con l’idea stessa di libertà religiosa.
Alle origini della moderna civiltà v’era il processo di secolarizzazione che toglieva qualsiasi privilegio legale ai beni materiali della Chiesa, mettendoli sotto il controllo dell’autorità politica. Anche lo Stato unitario italiano si è sviluppato nell’Ottocento sottraendo settori sempre più ampi della vita privata e pubblica al controllo delle autorità ecclesiastiche. Ma con l’insorgenza dei totalitarismi del Novecento la società liberale e lo Stato laico passavano in secondo ordine. Dapprima la coppia fascismo/antifascismo faceva trascurare l’accordo di potere concordatario tra Chiesa e regime. Poi, con la Guerra fredda e lo scontro tra comunismo e anticomunismo, la secolarizzazione perdeva centralità nonostante che anche la società italiana, come ovunque in Occidente, si trasformasse con l’aumento del benessere, lo sviluppo del capitalismo, la crescita dei consumi e l’affermarsi di nuovi modi di vita.
Perché, dunque, anche oggi, dopo la scomparsa delle ideologie totalitarie, si ripresenta un’aggressiva offensiva neo-tradizionalista che rivaluta tutto ciò che aveva rappresentato il Medioevo in contrasto con l’età moderna? Quel che si propone è «il diritto canonico contro il diritto civile, la giustizia come ordine naturale contro la giustizia come ordine artificiale, la legge come indirizzo contro la legge come comando o criterio di giudizio, il diritto flessibile contro la certezza del diritto, la comunità (soprattutto la comunità religiosa) contro lo Stato». Ha probabilmente preso forma un fenomeno che è stato sottovalutato: la sostituzione dell’ideologia con la morale che ha rappresentato l’ultimo escamotage del pensiero antilaico e antiliberale che ha ripreso vigore sia a destra sia a sinistra.
Di fonte alla scomparsa delle ideologie forti, si è cominciato ad evocare la ragione morale che è servita ai comunisti per sentirsi vicini alla cultura cattolica senza provare imbarazzo per le posizioni antimoderne della Chiesa. È perciò che la cosiddetta «prima Repubblica» è affondata ad opera del connubio non morale ma moralistico tra cattolici progressisti e comunisti. Al giorno d’oggi poi, in maniera quasi speculare, c’è chi propone l’unità dei moderati non sulla base della tradizione liberale (che pure vide l’alleanza tra i cattolici liberali alla De Gasperi e Sturzo e i laici liberali alla Einaudi o democratici alla Sforza) ma all’insegna del tradizionalismo che inalbera l’identità cristiana contrapposta all’integralismo islamico.
La strada dei laici liberali è sempre molto accidentata. Perciò vale la pena di prestare attenzione al grido di dolore di Carlo Augusto Viano.
m.teodori@mclink.it