Laleh guida la rivolta contro i mullah

La chiamano la piccola Schumacher, per il sangue freddo e le curve pericolose. Si mette il rossetto ogni volta che parte ma lo specchietto lo guarda solo per controllare i suoi inseguitori, tutti rigorosamente maschi. Laleh Seddigh, 29 anni, iraniana, arriva sui circuiti con foulard e occhiali da sole, ma ha sempre fretta di arrivare. Ingegnere industriale, insegna organizzazione aziendale all’Università di Teheran, è responsabile commerciale di una ditta che vende ricambi per auto. Ed è la prima donna pilota di rally iraniana, la più forte di tutti, maschi compresi. A 13 anni rubava le chiavi della macchina a papà, a 29 ha già vinto quasi tutti i rally del suo Paese e debuttato in F3, ma ora, e per ora, il regime degli ayatollah l’ha bloccata. Non basta che ad ogni vittoria Laleh sia costretta a salire sul podio col velo e a testa bassa. Le gare miste sono state abolite. Legge ad personam fatta solo per lei. Che giura: tornerò. Perché è suo il miglior tempo in questi tempi bui.