L'allarme dei politici nordisti: è suicidio. Ma i sindaci rossi difendono la vendita

Il centrodestra: "Migliaia di posti di lavoro a rischio".
Cacciari: "Siamo in Europa, mica in Padania". Chiamparino:Si è già perso troppo
tempo a difendere
soluzioni politiche.
Se Air France è più
forte sul mercato ci
guadagniamo tutti". Galan: "Non siamo sorpresi,
è il solito disinteresse
della sinistra
per il Nord, dove
mancano strade
e infrastrutture&quot;<br />

da Milano

Ognuno lo esprime a suo modo, ma per dirla con il sociologo Renato Mannheimer «il dispiacere per Malpensa è forte» e in molti va al di là della guerra di campanile tra compagnie e aeroporti, diventa sintomo di un malessere diffuso che allontana da scelte difficili da capire. Nel centrodestra l’allarme è denuncia. «Migliaia di posti di lavoro sono a rischio e senza ammortizzatori sociali. Ancora una volta il Nord paga per un governo che lo penalizza» mette il dito sulla piaga RiccardoDe Corato, vicesindaco di Milano e parlamentare di An.

Giancarlo Galan, governatore del Veneto, sembra quasi stupito dello stupore: «Per noi non è una sorpresa. C’è incapacità di governare, la solita disattenzione del centrosinistra per il Nord, dove mancano strade e autostrade, la Tav, le infrastrutture appena necessarie. Sono dei suicidi, direi peggio per loro ma non ho mai coltivato la politica del tanto peggio tanto meglio». Sono i modi a offenderlo: «Va anche bene Air France, purché ci si renda conto che non siamo in Borgogna o in Alsazia ma in una delle aree più sviluppate del mondo e si dia a Malpensa ciò che spetta a Malpensa e a tutta Italia».

Il disagio non risparmia il centrosinistra. E Maurizio Martina, segretario regionale del Partito democratico, esprime le inquietudini per le prossime mosse di Palazzo Chigi: «Sono preoccupato e chiedo al governo di non essere solo l’azionista di riferimento dell’Alitalia ma di assumersi le sue responsabilità verso Malpensa. È giusto riconoscere all’esecutivo il merito di voler risolvere una volta per tutte la questione Alitalia, ma deve dare garanzie sul mantenimento delle rotte».

Mariastella Gelmini, coordinatrice lombarda di Forza Italia, vede un disegno preciso e quasi offensivo: «La decisione di favorire Air France è la dimostrazione scientifica di quanto poco stia a cuore a Prodi e al suo governo la parte più produttiva del Paese e quindi la competitività del sistema Italia. Dopo tante chiacchiere sulla questione settentrionale, quando si tratta di passare dai proclami ai fatti, ancora una volta Prodi non mantiene le promesse e la sua arroganza è tale da non convocare neppure il tavolo su Milano su un tema così importante».

Preoccupazioni che non attecchiscono in Piemonte, dove prevale l’adesione alle ragioni economiche del governo e la volontà di potenziare gli scali locali. Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, non si agita neanche un po’: «Si è già perso troppo tempo a difendere soluzioni per ragioni politiche e territoriali e se Air France è la scelta più forte dal punto di vista del mercato, e a occhio mi sembrerebbe di sì, il marchio di Alitalia si rafforza e possiamo guadagnarne tutti».

Esclude di immolarsi per la causa del Nord il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari: «Siamo in Europa e non in Padania, non possiamo scegliere Malpensa perché lì sventola la bandiera verde. Noi vorremmo avere Malpensa come hub del Nord, è interesse nazionale che lo sia ma nei fatti non lo è. Allora la domanda è: “chi mette i soldi per trasformarlo”? Certo non Venezia. Per noi funzionano come hub Fiumicino, Francoforte e Parigi».

De Corato è di tutt’altro avviso: «Se a sinistra non vogliono scontentare Prodi, facciano pure ma non so chi lo spiegherà ai cittadini di Novara, Imperia, Genova. E poi dove finiti sono gli interessi nazionali? Non è neppure una vittoria di Fiumicino perché Roma è già fuori gioco. Ridimensionare Malpensa è un tremendo schiaffo a Milano, alla Lombardia e all’Italia. Si mette in ginocchio la locomotiva del Paese dopo che sono stati investiti a Malpensa 2500 miliardi di vecchie lire».

Il mondo delle imprese concorda. Francesco Caracciolo, direttore generale uscente di Confindustria Lombardia e dal primo gennaio direttore di Confindustria Firenze, vede nell’aeroporto del Nord il sintomo di un male nazionale: «Malpensa è un’impresa abbandonata a metà. I grandi progetti infrastrutturali richiedono strategia, gioco di squadra e costanza nel tempo perché serve tempo per realizzarli. Purtroppo il nostro Paese fa fatica ad avere questi ingredienti ».

Difficile spiegare agli italiani quel che accade, conclude Mannheimer: «La gente non conosce le variabili economiche e AirOne piaceva più di AirFrance anche nel Centro Sud, perché la popolazione sta con la compagnia italiana e con la Malpensa. C’è forte dispiacere per quella che viene recepita come una svendita allo straniero».