Lallich, il dalmata cosmopolita

Un pittore dimenticato, figlio di una cultura oggi ignorata. La mostra dedicata a Giuseppe Lallich, appena aperta al Palazzo degli Uffici di Roma Eur (Sala Quaroni, via Ciro il Grande 16, fino al 10 febbraio) è un piccolo risarcimento per la grande indifferenza della cultura ufficiale nei confronti della Dalmazia che per secoli fu italiana, meglio ancora veneziana.
Giuseppe Lallich (1867-1953), dalla Dalmazia alla Roma di Villa Strohl-Fern a cura di Carla Isabella Elena Cace (che firma anche la prima monografia dedicata all’artista, editore Palladino) rivela al pubblico, attraverso una cinquantina di opere quasi tutte inedite, la vigorosa personalità di questo pittore e illustratore nato a Spalato, studente all’Accademia di Venezia con Pompeo Molmenti, poi migrato in Belgio e a Londra. Tornò infine in Italia, a Roma, e fece parte di quel cenacolo di artisti raccolti a Villa Strohl-Fern, dove l’eccentrico conte alsaziano Alfred Strohl offriva ospitalità a poeti, pittori, musicisti. Vi fu ospite Rainer Maria Rilke, vi soggiornarono Francesco Trombadori e Carlo Levi. Lallich rievocò il folclore del popolo morlacco, la bellezza delle donne di Ragusa negli abiti tradizionali, il fascino della sua terra di confine.
Fra i dipinti esposti è il bell’olio su tela, proveniente dalla sede dell’Associazione Nazionale Dalmata di Roma (che è anche la promotrice della rassegna) dove sono rappresentati uomini e donne in abiti di fine Settecento mentre baciano il gonfalone di San Marco. Il titolo del dipinto - «Ti con nu, nu con ti» - oggi risulterà enigmatico a molti. Eppure si riferisce a un episodio che è testimonianza del legame profondo delle terre dalmate con Venezia. Il 23 agosto 1797 (Venezia era stata «venduta» agli austriaci in maggio) anche il piccolo comune di Perasto, sulle Bocche di Cattaro, ammainava la bandiera di San Marco e il capitano Giuseppe Viscovich pronunciava un commovente saluto: «Per 377 anni le nostre sostanze, el nostro sangue, le nostre vite le xe stae sempre par Ti, o San Marco; e fedelissimi sempre se avemo reputà, Ti con nu, nu con Ti... Ma za che altro no ne resta da far par Ti, el nostro cor sia l’onoratissima to tomba e el più puro e el più grande to elogio le nostre lagreme!». Oggi Perasto appartiene alla Repubblica del Montenegro. «Ti con nu, nu con ti» divenne il motto della «Serenissima», la spericolata squadriglia che volò su Vienna nel 1918 al comando di D’Annunzio.