L'altro Ronaldo spaventa la Roma

Roma - Che cosa c’entri Ronald Reagan con l’isola di Madeira, nemmeno i falchi della Cia riuscirebbero a scoprirlo. Che invece una coppia di abitanti della piccola isola, propaggine portoghese adagiata nell’Oceano all’altezza del Marocco, fosse talmente incantata dall’ex presidente degli Stati Uniti da chiamare così il figlio, è un fatto cui dovremo abituarci. Non fosse altro perché Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro viaggia sui 22 anni e ha tutta l’aria di voler sterminare difese ancora per molto tempo. A cominciare da domani sera con quella della Roma.

Dunque, Ronaldo da Reagan. Il ragazzo con la maglia numero sette arrivato nel 2003 aManchester dallo Sporting Lisbona per 18 milioni di euro, non dà troppo peso allo strambo soprannome, «è una scelta dei miei genitori, io sono Cristiano Ronaldo». Di lui si sta innamorando mezza Europa, non più tardi di un mese fa Massimo Moratti ha retto il gioco del suo allenatore che del ragazzo con la testa impiastrata di gel aveva fatto un peana: «È davvero eccezionale, trovo divertente che Mancini ci pensi, ma arrivare a lui sarà molto difficile».

Oddio, per uno che ha portato Vieri all’Inter per 90 miliardi, la parola impossibile non esiste, però i dettagli del contratto tra Manchester United e l’ala portoghese sono fatti apposta per allontanare perditempo e seri pretendenti. Ronaldo ha un contratto con il club inglese fino al 2010 da 3 milioni e 750mila euro netti a stagione. E siccome Real Madrid e Barcellona hanno già fatto un paio di sondaggi, i Red Devils hanno rilanciato: accordo allungato fino al 2012 e super ingaggio da 7 milioni e mezzo all’anno. Ronaldo e il suo agente Jorge Mendes barcollano, lui continua a dire di «voler entrare nella storia del Manchester», «di trovarsi benissimo in Inghilterra», ma una corte così serrata non gliel’ha mai fatta nessuna delle innumerevoli modelle che si tirano i capelli per acchiapparlo (per la cronaca, lui rubò la sua prima ragazza a Jardel, ex centravanti del Porto: ha la faccia che attizza le donne,macome il suo predecessore David Beckham, è entrato di fila nel club ormai sovraffollato delle icone gay).

Un pressing che, seppur sconosciuto ai suoi tempi, ha spaventato anche sir Bobby Charlton, monumento e dirigente dello United: «Cristiano Ronaldo deve pensare alla partita con la Roma e al campionato inglese, le voci di mercato provenienti da Barcellona e Madrid potrebbero destabilizzarlo. È un giocatore meraviglioso, ma va lasciato tranquillo».

Visto il pulpito, la situazione deve essere davvero incandescente. A Manchester Ronaldo flirta con Rooney dopo il parapiglia ai mondiali in Portogallo-Inghilterra (lui colpito, Rooney espulso e mezza Isola che gli diede la caccia per mesi), si gode l’eredità di Best, Cantona e Beckham e continua a saltare avversari. «Il mio calcio è il dribbling »: un po’ dogma, un po’ spacconata. Da quest’anno si è messo anche a segnare (16 gol in Premiership, più di lui solo Drogba con 18),manon ha mai dimenticato da dove è partito. Un’infanzia che usa raccontare così: «A 11 anni ho lasciato Madeira per lo Sporting Lisbona. Mi prendevano in giro per il mio accento, una volta minacciai un insegnante con una sedia... ». Poteva anche dribblarlo, ma forse non c’era spazio.