Lamberto Dini: "Nel Pdl per abbattere la partitocrazia"

Il leader del Liberaldemocratici scrive al "Giornale" per spiegare la sua scelta di entrare nel popolo della Libertà. "Basta con la lottizzazione politica. Ci vogliono battere per liberalizzare i servizi pubblici locali. L'invadenza dei partiti è maggiore dove governa la sinistra"

Caro Direttore,
fra i tanti (e forse troppi) temi programmatici che cominciano ad affacciarsi nella campagna elettorale già di fatto in corso, ritrovo elenchi vari di proposte più o meno concrete, in vari casi fondate, ma che spesso hanno un senso di déjà vu.
Noto poi un pregevole e solerte sforzo da parte di Walter Veltroni a presentare i democratici quasi come i liberali della prima ora. Io rappresento invece una piccola pattuglia di liberaldemocratici a denominazione di origine controllata e ho riflettuto molto in questi giorni su quale possa essere il nostro apporto programmatico da presentare al Partito della Libertà, di cui siamo volentieri parte attiva, e agli elettori.
Riflettendo sui mali del Paese, mi è sembrato di coglierne uno che è una vera e propria metastasi e che rappresenta quanto di più illiberale ci possa essere in un Paese realmente democratico: la partitocrazia invadente.
Trovo un dato paradossale: negli anni della Seconda Repubblica, man mano che i partiti si indebolivano, perlomeno sul piano organizzativo, allungavano le loro mani sulle istituzioni, sulle amministrazioni, sulle imprese pubbliche, sull’economia e sulla società in termini sempre più invadenti ed impiccioni. Non è poi un caso che questo avvenga con ben più «professionismo» e quasi con metodo scientifico nelle regioni governate dalla sinistra ben più che in quelle governate dal centro-destra: basti per tutti il caso della Campania, che è salito anche recentemente all’attenzione dell’opinione pubblica con le ben note vicende di Benevento.
Già qualche anno fa Salvi e Villone (che pur non erano certo senatori del centro-destra!), in un pregevole libro, hanno calcolato in circa 200.000, fra consiglieri d’amministrazione, consulenti e varie specie di «funzionari» le truppe della partitocrazia nostrana. Forse è un calcolo approssimato per difetto!
È possibile che un povero paziente possa sapere di essere operato o anestetizzato da un medico lottizzato dall’Udeur o dal Partito democratico o dall’Udc, senza avere la garanzia di come è stato scelto (per fortuna esistono anche buoni medici senza casacca di partito!) e di quale sia il vero livello professionale del medico in questione? È possibile che la municipalizzata dell’acqua propini le tariffe più elevate d’Europa ai poveri cittadini perché deve mantenere 15 consiglieri di amministrazione di tutti i colori e centinaia di lottizzati di cui è certa la casacca di partito e dubbia la professionalità? È possibile che si tengano ancora in vita le province per moltiplicare figure spesso inutili di funzionari lottizzati, con sprechi e duplicazioni di funzioni rispetto ai Comuni e alle Regioni?
Viviamo in un Paese in cui tutti, anche a sinistra, sembrano aver scoperto la liberaldemocrazia (tant’è che il Partito democratico si guarda bene perfino dall’accettare alleanze con i poveri socialisti), e invece impazzi la partitocrazia, che della liberaldemocrazia è l’esatto contrario?
Mi sembra che questo dovrebbe essere un tema prioritario per il programma del Partito della Libertà, che al gran banchetto della partitocrazia alla fine attinge solo a poche briciole. Basti per tutte un’esperienza che ho sofferto nel corso di tutta la breve legislatura trascorsa. Alacremente il ministro Lanzillotta aveva presentato un disegno di legge sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali, a dire il vero molto blando ma che conteneva qualche passo avanti. Il confronto in Senato è durato più di un anno. Man mano che io, con i liberaldemocratici, chiedevamo una più seria liberalizzazione, la sinistra antagonista si opponeva persino al testo Lanzillotta. Ho dovuto poi però verificare che non minore era l’opposizione di vari esponenti del governo e di altre componenti del neo partito democratico, pressate dagli amministratori del loro partito. E il problema è che proprio in quel mondo di municipalizzate e varie società miste «di comodo» che si annida soprattutto l’esercito dei «funzionari della partitocrazia». Assieme ai miei amici liberaldemocratici ho elaborato tutta una serie di proposte per «Sradicare la partitocrazia e liberare la crescita».
Lamberto Dini
Presidente Liberaldemoratici