«Lamborghini sarà il più ambito tra i marchi super sportivi»

da Milano

È iperattiva la Lamborghini nel 2008. La casa di Sant’Agata Bolognese, controllata da Volkswagen Group, nei primi cinque mesi ha collezionato il 7% in più di vendite.
Il numero uno Stephan Winkelmann prevede di archiviare l’anno con consegne in aumento del 10%. E per il futuro, grazie alla crescita in Cina, Corea, India e Australia, conta di raggiungere l’obiettivo di bilanciare le vendite per ciascuna delle tre macro-aree (33% in Europa, 33% in Nordamerica, 33% nel resto del mondo). Positivi anche i risultati portati dalla commercializzazione della linea di accessori Lamborghini: 10,5 milioni di ricavi nel 2007 (più 78%).
Una Lamborghini iperattiva, si diceva. Ecco alcune delle tappe che hanno contrassegnato gli ultimi mesi: lancio in pompa magna a Las Vegas della Gallardo LP560-4; presentazione a Torino della «case history» Reventón (la supercar da un milione di euro prodotta in 20 esemplari); avvio della collaborazione con la maison Versace che porta alla nascita dell’esclusiva Murciélago LP640 Roadster Versace e alla creazione di una collezione di prestigiosi accessori in vendita da dicembre. Il battesimo nella colorata Las Vegas della Gallardo LP640 non è stato casuale: la casa emiliana ha infatti creato da poco una divisione separata per le sue attività nordamericane, con quartier generale a Santa Monica, in California. Una decisione motivata dal fatto che proprio lo Stato dell’Ovest vale, per il marchio del toro, circa un terzo delle vendite negli Usa (il 41% dei 2.406 modelli immatricolati nel 2007).
A questo punto, presidente, vi manca la granturismo...
«Rimaniamo sulle due linee, anche se il mercato ci chiede costantemente qualcosa in più. Per esempio la “2+2”, il Suv, la quattro porte e un modello più accessibile».
Quindi?
«Oggi la situazione in Lamborghini è ok. Una decisione su un eventuale terzo modello non è all’ordine del giorno. E poi sarebbe necessario molto tempo».
L’attività sportiva...
«Iniziamo a livello europeo con il monomarca. Ci stiamo lavorando».
Lei porta un nome tedesco, ma è italiano. In pratica, rappresenta l’asse su cui si muove la Lamborghini oggi...
«Vogliamo essere riconosciuti come un marchio italianissimo che opera a livello mondiale. Io parlo italiano e tedesco, sono cresciuto in Italia e avendo lavorato alla Fiat Auto, in Germania, conosco bene l’ambiente».
Da vendere la Panda a proporre la Gallardo. Come è cambiato il suo modo di lavorare?
«Mi ha chiamato Martin Winterkorn, allora capo di Audi, offrendomi questa grande occasione. Sono sempre stato molto felice di lavorare alla Fiat Auto. La differenza? Oggi opero a 360 gradi, occupandomi di ricerca, sviluppo, acquisti, qualità, produzione e vendite».
Porsche primo azionista di Volkswagen, a cui Lamborghini appartiene. Temete rivalità in famiglia o sovrapposizioni?
«Non vedo problemi per noi. Anzi. Porsche, poi, è una casa da 100mila vetture l’anno».
Quindi, i vostri avversari restano Ferrari e Aston Martin?
«Il nostro messaggio è forte: vogliamo essere il marchio super sportivo più ambito».
C’è spazio per un motore alternativo, che garantisca ovviamente le prestazioni attese da una Lamborghini?
«L’obiettivo è abbassare le emissioni di Co2 del 40%. Possiamo contare sull’accesso alle tecnologie di gruppo, un vantaggio non indifferente. Stiamo valutando soluzioni alternative, ma sempre in proiezione futura. Quello che va bene oggi, infatti, non sarà altrettanto a distanza solo di qualche anno. Si lavora su quattro pilastri: aerodinamica, attrito, rapporto peso-potenza, tipologia del motore».