Lambrate vuole l’indipendenza: in 2500 pronti al referendum

A Lambrate tira aria di secessione. Non da Roma ladrona, ma da palazzo Marino. I cittadini si sentono milanesi di serie B e minacciano di staccarsi dalla città creando un Comune indipendente. Che conterebbe 60-80mila abitanti, più o meno come Como, Pavia o Cremona e il doppio di Lecco o Lodi, e che avrebbe come confini il parco Lambro, piazza Piola e via Rubattino. Un’area già autonoma fino al 1923, quando fu accorpata a Milano insieme ad Affori, Baggio, Greco e altri piccoli centri di periferia. I sette comitati che si sono riuniti nella Costituente per Lambrate Comune autonomo hanno iniziato a distribuire agli aderenti una carta d’identità in fac-simile con l’intestazione «Comune di Lambrate». E c’è già anche un sindaco in pectore, Leo Siegel, presidente della commissione Lavori pubblici in consiglio di zona 3, che secondo i «secessionisti» indosserà la fascia tricolore entro i prossimi due anni. Come rivela il coordinatore Bruno Centenari, all’origine della nascita della Costituente «c’è un problema che riguarda tutte le zone periferiche di Milano. Ci sono situazioni pendenti da 10-20 anni che non trovano soluzione pur essendo perfettamente note a palazzo Marino. La giunta si preoccupa solo dei problemi del centro e, mentre si dà da fare per l’Expo, intorno alla cerchia dei bastioni regna il degrado».
Un’istituzione, quella del Comune di Lambrate, che per Centenari «non rappresenterà un costo aggiuntivo, ma una razionalizzazione e una riduzione delle spese pubbliche». Quelle di un consiglio di zona sono infatti in media di 2,5 milioni di euro l’anno. Una somma inutile secondo il coordinatore della Costituente, in quanto «questi organi non hanno poteri e servono solo a esprimere pareri, cioè a gestire carta che poi a seconda dei casi finisce nel cestino o nel cassetto e solo di rado è presa in considerazione». Ai soldi per i consigli di zona si sommano i 25 milioni di euro stanziati nell’ultima Finanziaria per le aree geografiche in maggior fermento che minacciano di chiedere l’autonomia. L’indipendenza di Lambrate comunque non è una semplice «boutade», ma una possibilità prevista dall’articolo 133 della Costituzione. Secondo la legge fondamentale dello Stato, per far partire l’iter che porterà la zona a staccarsi da Milano sono sufficienti 5mila firme. Una cifra abbordabile se si pensa che 2500 cittadini, la metà del quorum richiesto, militano nei sette comitati confluiti nella Costituente. Poi si procederà con il referendum, con cui saranno chiamati a votare tutti i lambratesi.
Una prospettiva che non fa affatto piacere all’assessore comunale alle Aree cittadine, Ombretta Colli, secondo cui la proposta di Centenari «più che essere negativa, è inutile e antistorica. Mentre si discute di abolire le Province e creare le Città metropolitane, Lambrate ci viene a chiedere l’indipendenza. Un’iniziativa che otterrebbe il solo risultato di creare un dispendio di risorse pubbliche, frantumando Milano e, perché no, riducendo il Comune alla sola cerchia dei bastioni».