Lambro, è caccia aperta agli ecoterroristi

È caccia aperta agli ecoterroristi che hanno gettato 5mila tonnellate di olii combustibili nel Lambro. La Procura di Monza ha aperto un’inchiesta contro ignoti per disastro ambientale e avvelenamento delle acque. Da chiarire il giallo dell’azienda responsabile del danno che, sulla carta, risultava già chiusa da un pezzo.
«Siamo di fronte a un atto criminale contro cui dobbiamo ribellarci» denuncia il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, che chiede lo stato di emergenza. Sa benissimo che questo significa chiedere soldi e «quest’anno di emergenze in Italia ne sono capitate tante». Ma tant’è. Dopo aver visto le acque nere, Formigoni insorge: «C’è stato qualche criminale che è intervenuto in maniera dolosa e vigliacca, mettendo a repentaglio un patrimonio di tutti. Mi auguro che la giustizia sia particolarmente rigorosa contro i responsabili di un tale disastro». Mentre i tecnici sono al lavoro per arginare i danni, il mondo della politica si confronta sulla linea da seguire. Ieri mattina in prefettura è slittato il tavolo sicurezza su viale Padova e ci si è riuniti per affrontare l’emergenza Lambro. «È stato preso atto - si legge in una nota della prefettura - che l’evento è stato quasi certamente causato da un atto doloso e, come tale, imprevedibile. Nel corso della scorsa notte, in coordinamento con le prefetture di Lodi e Piacenza, le squadre specializzate hanno provveduto al pompaggio degli idrocarburi e al posizionamento di barriere e materiali oleoassorbenti».
Il comitato provinciale della Protezione civile, presieduto dal prefetto Gian Valerio Lombardi, assicura che al momento non c’è nessun pericolo per la sanità pubblica. Starà alla Regione Lombardia provvedere ad aggiornamenti e comunicazioni sull’evolversi della situazione.
Il sindaco Letizia Moratti, pur non avendo competenze sulle emergenze che riguardano il Lambro, ha comunque messo a disposizione delle squadre di intervento una ventina di uomini della Protezione civile di Milano ed ha emesso un’ordinanza che vieta l’uso delle acque del fiume. Il presidente della Provincia Guido Podestà, che ha effettuato un sopralluogo lungo il Lambro, mette in guardia chi ha tentato di fare il furbo: «Se qualcuno pensa che così facendo possa avere qualche agevolazione urbanistica ha sbagliato di grosso». E pensa anche a un vincolo perenne «per non premiare un’azione così demenziale».
In base alle ultime stime, il danno ambientale potrebbe essere ancora più grande di quanto preventivato in un primo momento: si è perfino rischiato di bloccare per tre settimane il depuratore di Monza, che ha trattenuto circa il 70 per cento di petrolio e gasolio. In tal caso gli scarichi delle fognature di quasi 800mila persone sarebbero stati immessi direttamente nel fiume. La Regione sta studiando un piano di recupero del Lambro.