Lambro, la fabbrica sabotata per il Comune era già chiusa

Un disastro ambientale. «Un atto criminale» lo ha definito il presidente della Provincia di Monza e Brianza, Dario Allevi. Perché dietro la marea nera di gasolio e oli combustibili che ha travolto il Lambro e che sta viaggiando veloce verso il Po si cela la mano di un sabotatore. Quando la Polizia provinciale ha varcato i cancelli della Lombarda Petroli, ex raffineria di Villasanta alle porte di Monza, ha scoperto che le valvole che regolano le tre cisterne erano state spaccate. Un mistero su cui sta già indagando la Procura di Monza: ieri pomeriggio è stato sentito Giuseppe Tagliabue, uno dei due fratelli titolari dell’azienda che fino all’anno scorso, come hanno spiegato i tecnici mobilitati dalla Prefettura di Milano, rientrava nella cosiddetta direttiva Seveso. Nessuno è ancora indagato. Ma andiamo con ordine. I fatti risalgono a ieri mattina: le stime del pomeriggio parlavano di almeno 2.500 tonnellate di sostanze inquinanti provenienti da una cisterna e una quantità imprecisata dalle altre due che dopo aver ricoperto l’area della raffineria hanno raggiunto le condutture fognarie, poi il depuratore di Monza che serve tutta la Brianza ed infine il Lambro. Una massa oleosa di almeno 5mila tonnellate. I carabinieri hanno sequestrato una delle telecamere di sorveglianza, ma non sono molte le speranze di poterci cavare qualche elemento utile, vista la posizione nei pressi della cancellata d’ingresso. Più certa è l’ora del sabotaggio. Verso le 3,30, l’istituto di sorveglianza ha eseguito un sopralluogo senza rilevare alcunché di strano. Il primo allarme è arrivato verso le 7. E’ questo il lasso di tempo in cui il colpevole ha agito. «Sono state perse ore preziose - sostiene Allevi - perché al posto di chiamare immediatamente la Protezione civile, chi era lì ha cercato di arginare la situazione autonomamente». Quando i tecnici di Brianzacque e la Polizia provinciale si sono presentati alla Lombarda raccontano di avere incontrato resistenza da parte dei dipendenti presenti sul posto. Una circostanza su cui spetterà ora alla magistratura indagare. Così come sul fatto che quegli idrocarburi, in quella quantità, là dentro non avrebbero dovuto esserci. L’assessore regionale all’Ambiente, Massimo Ponzoni, ha spiegato che Lombarda Petroli era inserita nell’elenco regionale delle aziende a «rischio 8» e che solo lo scorso anno aveva comunicato la decisione definitiva di cessare ogni attività. Ai tempi era stato eseguito un sopralluogo durante il quale era stata ribadita questa intenzione. In altre parole, niente più direttiva Seveso che impone controlli e soprattutto che stabilisce il livello di sostanze inquinanti che le aziende possono stoccare. Stando ai rilevamenti, il livello nelle cisterne era di gran lunga superiore. Incalcolabili i danni non soltanto ambientali.