Il lamento di Roth: "Se mi censurate non pubblico"

Nel 1969, prima dell'uscita in Italia, in una lettera inedita a Bompiani rifiutava "modifiche" nella traduzione del suo libro-culto

Il romanzo di Philip Roth Portnoy's Complaint fu pubblicato negli Stati Uniti nel 1969, iniziando un lungo, accidentato ma ininterrotto cammino di successo che ha attraversato il secondo Novecento della letteratura mondiale. Un libro-culto, come si dice. In Italia uscì l'anno successivo, nel 1970, da Bompiani, col titolo Lamento di Portnoy nella traduzione di Letizia Ciotti Miller. Bene. Tutte cose più che note.

È invece poco (o per nulla) noto ciò che rivela una lettera di Philip Roth, scritta al suo editore italiano, mai pubblicata, e che riemerge dall'oblio per il fatto di essere stata messa in vendita da una libreria antiquaria italiana.

Dattiloscritta con firma autografa di Philip Roth, datata New York 17 dicembre 1969, la lettera è diretta all'editore Bompiani. Poche righe nelle quali l'autore di Newark, in quel momento trentaseienne, nega la propria disponibilità a un taglio voluto dalla censura italiana al suo romanzo. Che - piuttosto - preferisce non sia pubblicato nel nostro Paese. «Non posso assolutamente concedere il permesso di modificare il testo come il vostro avvocato suggerisce - scrive Roth ( la traduzione è nostra ) -. Sono contro ogni censura per ragioni che non siano letterarie, e di conseguenza preferisco che il mio romanzo rimanga inedito in Italia piuttosto che censurare il testo per renderlo un po' più appetibile per le autorità. Ho già informato il mio agente a Londra, Deborah Rogers, che sono pronto a restituire l'anticipo versatomi dalla vostra casa editrice nel caso in cui non foste in grado, o non voleste, pubblicare la traduzione del testo completo americano a causa delle sanzioni legali che potrebbero esservi imposte».

E in effetti a garantire al Lamento di Portnoy polemiche a non finire e, nello stesso tempo, un incredibile successo di pubblico (la prima edizione fruttò un milione di dollari) fu l'utilizzo di termini e descrizioni «pornografiche», fra espliciti desideri sessuali ed estenuanti attività onanistiche. Sono quindi comprensibili i dubbi che all'epoca (siamo alla fine del 1969) percorsero l'ufficio legale della Bompiani. Ciò che interessa, però, è che Valentino Bompiani non cedette alle pressioni delle «autorità» italiane preposte alla censura e il romanzo uscì nel 1970 integralmente, senza alcun taglio (per dire: il secondo e quarto capitolo nella traduzione italiana s'intitolano «Seghe» e «Figomania»). Alla fine, l'Italietta degli anni Sessanta era meno bigotta, e più coraggiosa, di quanto si pensi. E sì che, al confronto, un romanzetto come Atti osceni di Marco Missiroli, che ne fa il verso 45 anni dopo, è persino più soft, oltre che scialbo. Ma questa è storia.

Per la cronaca, invece, va segnalato che la lettera (non compresa neppure nel carteggio Caro Bompiani. Lettere con l'editore curato nel 2007 da Gabriella D'Ina e Giuseppe Zaccaria) compare nel nuovo catalogo della Lim, libreria e casa editrice di Lucca specializzata in manoscritti e autografi (per informazioni limantiqua@limantiqua.it ). Prezzo? 1.500 euro.