L'amore scoppiò a Mauthausen oggi le nozze di diamante

Si conobbero 60 anni fa in un campo di concentramento e dopo essere stati liberati decisero di sposarsi

Paola Balsomini

«Sono sensazioni che nascono dal cuore, eravamo molto giovani e felici per aver preso una decisione così importante». Giovanni Giorgi volge lo sguardo a Edith Bakoss, sua moglie. L’amore è quello di sempre, iniziato quando la guerra stava per terminare. Niente di strano, in realtà. Molte coppie si erano incontrate prima del 1945, molti si erano sposati coronando un sogno, nonostante il difficile periodo storico.
Ma questa è un’altra storia, di una coppia che in un attimo ha saputo trasformare il dramma che stava vivendo in un bellissimo atto d’amore.
Lo scenario non era quello delle favole, nessuna uscita romantica, nessun incontro sotto le stelle. Solo un campo di concentramento, a Steyr, nell’area smistamento dei deportati, vicino a Mauthausen. Intorno solo filo spinato e tanto lavoro.
Ma la giovane coppia ancora non sapeva che il vento presto sarebbe cambiato e che avrebbero potuto vivere insieme per il resto della loro vita: la guerra stava per finire, gli americani li avrebbero liberati e una volta lontani da quel luogo di sofferenza Giovanni e Edith si sposarono. Esattamente sessanta anni fa. Domani la coppia, che adesso vive ad Imperia, festeggerà le nozze di diamante. Una grande festa, con amici e parenti e pazienza se il primo incontro, il primo sguardo fugace aveva avuto luogo in un campo di concentramento, in un posto che non lasciava spazio a sentimenti ed emozioni.
L’orrore, la sofferenza di quei giorni ormai sono stati cancellati, ma l’amore di una coppia che si è rinsaldato con il passare degli anni invece resta intatto, giorno dopo giorno: «Ricordo tutto di quell’incontro - spiega Giovanni Giorgi - con mia moglie mi fermai a chiacchierare e poi, si sa, da cosa nasce cosa. Non ci importava, in quel momento, di essere in un campo di concentramento, anche se poi la realtà tornava ad irrompere nelle nostre vite».
I futuri sposini rimasero reclusi per qualche mese in attesa di uno smistamento che non avvenne mai, con gli alleati che invece giunsero a liberarli: «E subito dopo ci sposammo in Austria, giusto il tempo dei preparativi. Lei era ungherese e nello stesso campo c’erano anche i genitori di Edith». Che diedero subito il loro benestare alle nozze, nonostante Edith avesse solo 17 anni e Giovanni 25: «Avevano aiutato i militari italiani e anche loro erano stati deportati nello stesso campo di concentramento».
Lui invece era stato catturato mentre cercava di rientrare in patria dopo mille peripezie nelle isole greche e i tedeschi, dopo la cattura, con ogni probabilità lo avrebbero destinato, dopo un breve periodo trascorso nell’area di smistamento per i deportati, a Mauthausen.
Dopo gli orrori del campo furono anche costretti a rimanere separati per qualche giorno: il futuro sposo venne rimpatriato prima di Edith e della sorella.
Poi si riabbracciarono e alla fine pronunciarono il fatidico sì davanti ai genitori che intanto erano stati liberati. A celebrale le nozze fu il parroco del paese.
Per vivere la loro storia d’amore, però, scelsero l’Italia e la Liguria: «E’ il mio paese e non avrei mai potuto vivere in un altro posto, anche se mia moglie è di origine ungherese». Ad Imperia Giovanni Giorgi ha insegnato per molti anni radiotelegrafia e radiotecnica al locale Istituto Nautico.
La favola ricomincerà domani, con una festa in grande stile per sessant’anni di matrimonio vissuti nel ricordo di un incontro bellissimo. Anche se dietro al filo spinato.