Dalla lampada magica Toyota ecco l’erede del «Piccolo Genio»

Reggio EmiliaCapote in tela, addio. Con l’esordio della Ferrari 458 Spider la classica capote in tessuto, adorata dai puristi, che ha accompagnato oltre sessant’anni di cabriolet del Cavallino, va in archivio. «Non escludo che in futuro, per tirature limitate o modelli celebrativi, possiamo rivedere il soft top su una Ferrari - precisa l’ingegner Roberto Fedeli, direttore tecnico di Maranello - ma su modelli di serie continueremo, d’ora in avanti, con il tetto rigido ripiegabile».
L’idea di un hard top per le cabriolet Ferrari è nata sette anni fa ed è stata per la prima volta applicata sulla compatta California, prima di diventare il tetto della 458 Spider che sarà commercializzata in Italia a fine ottobre a un prezzo di 226.800 euro, Iva inclusa, circa 30mila in più della versione Coupé, una differenza abbastanza sostanziosa giustificata, in parte, dagli interventi richiesti dalla trasformazione della vettura, come le due pinne strutturali che integrano il meccanismo che guida apertura e chiusura dell'hard top o il nuovo sistema di raffreddamento, ma anche dal fatto che il cliente-tipo della Spider è diverso da quello della Coupé: è sì sportivo, ma più razionale, meno aggressivo e, soprattutto, non vede l’ora, non appena spunta un raggio di sole, di «scoprire» la sua Ferrari.
Sulla 458 è un’operazione da compiere a vettura ferma, e le due sezioni del tettuccio, in alluminio, scompaiono in 14 secondi ripiegandosi dietro l’abitacolo che non ha perso in spaziosità e conserva un’utile panchetta, dietro ai sedili, dove appoggiare piccoli bagagli o una sacca da golf.
A tetto aperto, gli interni sembrano acquistare una nuova energia e la pelle brilla, sottolineando le profonde scolpiture dei sedili e la voglia di partire cresce vertiginosamente, impazienti anche di ascoltare la nuova sonorità studiata per il solito poderoso 4.5 litri, V8 identico, per potenza (570 cavalli a 9mila giri/minuto) e coppia (540 Nm a 6mila giri/minuto) a quello della 458 Coupé, un motore che permette alla Spider di passare da 0 a 100 in 3,4 secondi e di toccare la velocità massima di 320 orari.
Un’altra limpida giornata estiva rubata all’autunno ci accoglie per il primo incontro con la 458 Spider con la quale andiamo a percorrere strade che conservano ancora i segni del passaggio, da pilota agli esordi nel 1919, di Enzo Ferrari, e salgono da Reggio Emilia fino al Poggio del Berceto oggi dedicato al Drake.
Tetto aperto, protetti contro le turbolenze d’aria dal «wind-stop», il minilunotto che sale e scende secondo i desideri del guidatore, scopriamo ancora una volta lo straordinario handling delle Ferrari di oggi, ricche di un’elettronica sofisticatissima, che arriva direttamente dalle piste (dal manettino sul volante per scegliere la modalità di guida al Cambio F1 a sette rapporti, azionabile attraverso grandi paddle al volante), ma che è facile da gestire.
Dal Berceto alla Cisa e poi giù fino alle foci del Magra, la 458 Spider segue docile le traiettorie impostate con pochissimo lavoro sul volante, mentre il motore continua a suonare la sua inconfondibile musica che suscita l’approvazione di chi assiste al passaggio, persone che con un semplice sguardo sembrano darti un «cinque» e ti fanno capire l’inesauribile forza del marchio Ferrari.