Il lampadario di tre metri con mille farfalle

Il paese è piccolo, la gente mormora, io mormoro, anzi io brontolo, m'infervoro, m'arrabbio col sindaco, con l'assessore, il consiglio, il vigile, con tutti mi accendo e penso che non esiste che non ci siano marciapiedi degni di questo nome in grado di accompagnare con sicurezza il tragitto dei figli nostri che vanno a scuola da soli. Poi qualcuno citofona, suona il campanello, poi mio figlio si fionda alla porta, apre il cancello e fa per affacciarsi e io lo inseguo e lo affianco perché occhio a uscire in strada che magari passa una macchina gli dico.
Il paese è piccolo, i marciapiedi latitano, ma il problema è un altro. È che noi genitori due punto zero ci siamo un po' bevuti il cervello. Non passa infatti giorno in cui non diamo dimostrazione di questo. Succede quando non lasciamo andare i nostri ragazzi di 7, magari 8, magari 9, magari 10 anni da soli a scuola. Nell'epoca dei Chi l'ha visto?, delle tragiche Yara, delle disperazioni immense che ci bombardano la vita, penso di avere E penso che abbiamo mille molte ragioni per essere apprensivi. Però andare a scuola è altra cosa. Quel tragitto, soprattutto per chi ha la fortuna di vivere a ridosso o dentro il paese, è un tragitto affollato, frequentato, con tappe e passaggi obbligati, con vigili di solito ben piazzati.
Eppure è con ritrosia che noi genitori concediamo il lusso grande ai nostri piccoli di vivere un briciolo di sana e vera autonomia. Una sensazione che diventa lezione di vita futura, a rischio di qualche nostro patimento. Ho letto con... orrore, sì, sostantivo appropriato, i risultati di una recente ricerca, la Children's Independent Mobility. Rivela che in Italia solo il 7% dei bambini iscritti alle elementari va a scuola non accompagnato contro il 41% dei pari età inglesi e il 40 dei tedeschini. E la situazione non cambia alle medie, dove si spostano autonomamente il 34% dei nostri alunni contro il 78 degli anglosassoni e il 68% dei tedeschi. E poi siamo tutti qua a lamentarci perché passano troppo tempo davanti al pc... Ma di che stiamo a parlare?
twitter:@bennycasadei