Il lampo di Cavani non serve È Montella l’ammazzagrandi

Quando mai il Napoli rivincerà lo scudetto? Fallisce regolarmente contro le squadre di secondo piano, vanificando le prove di forza con le milanesi. A Verona perse con l’errore di Fideleff, con il Parma addirittura in casa, 0-0 a Cagliari (due legni concessi) e con la Fiorentina. A Catania gli bastano 29” per sbloccare la partita, Mascara guida centralmente l’azione, allarga a sinistra per Dossena, Legrottaglie è fuori posizione, Spolli non segue il taglio sul primo palo e Cavani torna al gol 41 giorni la tripletta al Milan.
Sarebbe il viatico ideale per risparmiare energie verso la trasferta più difficile nella storia europea del Napoli, mercoledì a Monaco di Baviera, contro il Bayern vicecampione di Champions un anno e mezzo fa. A Norimberga i tedeschi dilagano, 4-0 con doppietta di Mario Gomez, onestamente c’è il rischio di goleada come 22 anni fa con Maradona, irriso a Brema dai tifosi del Werder per il 5-1 in coppa Uefa.
Il Catania è la più bella rivelazione della stagione, più ancora di Udinese, Cagliari e Atalanta, in sei stagioni consecutive in A era partito così bene solo al debutto, con Pasquale Marino, prima del delitto Raciti. Ha perso una sola partita, fermando Juve e Lazio, abbattendo l’Inter, la squadra di Vincenzo Montella dà spettacolo con ripartenze rapide, gioco arioso palla a terra, con Maxi Lopez per la quarta volta in panchina. La partita è piacevole, al 26’ Gomez (basso quanto Giovinco) dal limite spara di sinistro, Zuniga oppone un braccio, interventi del genere sono da rigore, Marchese però infila in diagonale mancino la sua prima rete in A. Fra sette argentini, è l’unico siciliano titolare nella seconda squadra dell’isola, capitano dopo la cessione di Peppe Mascara, poi sostituito da Dzemaili.
Nils Liedholm sosteneva che in dieci si gioca meglio, poiché tutti moltiplicano le energie, in questo calcio così equilibrato però un’espulsione prematura condiziona, Santana è davvero sciagurato intervendo due volte in 37’ in maniera irruenta su Ricchiuti, di Lanus come Maradona, stessa altezza e numero di piede. Dopo un salvataggio di Bellusci, l’impresa è nell’aria, arriva alla ripresa, quando Marchese crossa da sinistra, Bergessio sorprende i centrali Fernandez e Fideleff, decisamente non da squadra tanto ambiziosa. Il Napoli fatica a recuperare palla, si espone alle controfughe, entra Maggio per Fideleff, con passaggio alla difesa a 4. Gomez per due volte avvicina il tris, Hamsik avvicenda Dossena per l’ultimo quarto di gara e Zuniga passa a sinistra, mentre dalla panchina Cristiano Lucarelli dà indicazioni come un allenatore aggiunto.
Il Catania rischia tre volte ma raggiunge il Napoli a 14 punti, Montella a 37 anni dimostra di essere già un bravo allenatore. «Siamo in 30 - spiega Ricchiuti - e il mister valorizza tutti». Alla Roma forse non meritava una chance così prestigiosa e questa sotto l’Etna la sta sfruttando in maniera sensazionale. E fa bene a sottolineare che se avesse fatto male lui quanto Luis Enrique sarebbe stato contestato e cacciato, ora è gratificato dai piccoletti come lui. Classe e applicazione. L’ad etneo Lomonaco non era appagato dai risultati di Giampaolo e Simeone, adesso il potenziale dei rossoazzurri è sprigionato appieno. Lavezzi è vivo, Cavani rimane l’ombra del cannoniere da 33 reti complessive, il turnover di Mazzarri è sempre penalizzante, anche se il tecnico trova giustificazioni e si appella alla stanchezza: «Buona gara, gli episodi ci hanno condannato. Proseguiamo finché abbiamo energie. Stavamo dominando, anche in 10 li abbiamo scacciati. La differenza tra chi gioca la Champions e chi non la fa è enorme. Ma adesso dobbiamo concentrarci sul Bayern». Almiron domina Inler nel duello fra registi di grande atletismo, Legrottaglie a 35 anni è ancora competitivo. Ecco, al Napoli, mai vittorioso al Massimino in A, sarebbe stato più utile di quella coppia timidissima di 22enni.