Una lancia per l’ispettore Zulu Così anche il noir si globalizza

Trionfano in libreria gli investigatori algerini, i commissari greci in
gita a Istanbul e le indagini nel cuore nero del Botswana. Svezia, Giappone, Africa: quel che conta è un'inchiesta esotica

«Il poliziesco è la poesia della vita metropolitana», scriveva G. K. Chesterton. «Il giallo è il fiore rosso sangue dell’epoca contemporanea», aggiungeva negli Anni Trenta, Augusto De Angelis, uno dei padrini della narrativa d’indagine italiana. In un’epoca in cui la globalizzazione ha toccato ormai praticamente tutti i settori sociali, politici ed economici, non si può non sottolineare che la letteratura poliziesca abbia ampliato il suo spettro di ricerca a praticamente tutti i luoghi possibili del mondo. Questo ha permesso a decine di autori di creare originali detective che fanno della propria etnia e dei luoghi in cui indagano il punto di forza delle proprie storie. Anche in Italia stiamo vivendo una vera e propria colonizzazione da parte degli autori che arrivano dal Nord Europa: dall’islandese Arnaldur Indridason (creatore della saga del commissario Erlendur Sveinsson edita in Italia da Guanda) al vendutissimo svedese Stieg Larsson della celebratissima Millennium Trilogy, ma anche i riscoperti Maj Sjöwall e Per Wahlöö (creatori dell’ispettore Martin Beck ristampato con successo da Sellerio), l’Hakan Nesser dell’enigmatico Commissario Van Veeteren e il popolare Henning Mankell della serie del Commissario Wallander (edita da Marsilio così come i non meno intriganti romanzi di Kjell Ola Dahl, Leif G. W. Personn, Åsa Larsson, Arne Dahl e John Ajvide Lindqvist).

Ma nel nostro paese i lettori anche imparato ad amare anche le storie africane della signora Precious Ramotswe, titolare della prima agenzia investigativa femminile del Botswana ideata dallo scrittore Alexander McCall Smith. Un personaggio seriale molto simpatico Precious Ramotswe che nel recente Il buon marito (Guanda) è alle prese con il suo scalpitante marito JLB Matekoni, stufo di occuparsi solo di motori e di carburatori da sistemare e che ha deciso anche lui di diventare indagatore facendo concorrenza alla moglie. Così assieme alla occhialuta signorina Makutsi, il maschio insoddisfatto si trova a occuparsi di casi di adulterio, di furti in tipografia, di strani decessi ospedalieri. Ma scoprirà suo malgrado che fare il detective non è così semplice e che forse sua moglie ha un po’ più di intuito di lui.
E se nel romanzo di McCall Smith i drammi sono sempre raccontati con il tono di commedia, tutt’altro è il ritmo scelto in Zulu (Mondadori) del francese Caryl Férey che ha per protagonista Ali Neuman, ex bambino zulu sopravvissuto alle stragi attuate nel bantustan di KwaZulu dalle milizie Inkatha. Un giovane scampato a terribili pulizie etniche e divenuto ai giorni nostri capo della squadra omicidi di Città del Capo. Un luogo dove la violenza è continua per le strade e dove Neuman si trova a dover indagare su un duplice omicidio che rimanda all’arrivo in città di una nuova terribile e sconosciuta droga e sembrerebbe riaccendere terribili odi razziali mai sopiti in quei luoghi dove da tempo è presente anche lo spettro della dilagante Aids.

Mentre gli appassionati del commissario algerino Llob (ex combattente della guerra d’Indipendenza già protagonista di Morituri, Doppio bianco e La parte del morto) ma anche di appassionanti drammi contemporanei come Le rondini di Kabul, L’attentatrice e Le sirene di Baghdad dovranno aspettare fine maggio per poter leggere un nuovo romanzo dedicato alla rivolta algerina (Quel che il giorno deve alla notte) siglato da Yasmina Khadra, quelli che prediligono i noir mediterranei del commissario Kostas Charitos di Petros Markaris potranno procurarsi facilmente La balia (Bompiani). Dopo essere stato protagonista nell’estate scorsa di otto storie (raccolte nel volume I labirinti di Atene) dedicate al tema dell’immigrazione e dell’integrazione etnica il placido poliziotto ideato da Markaris (che odia usare il bancomat ma anche i computer, adora leggere dizionari e cerca di sopravvivere alla cucina pesante ma saporitissima della moglie) si trova questa volta in vacanza a Istanbul e si troverà suo malgrado a far luce sulla scomparsa dell’anziana balia Maria in un territorio intricato e oscuro come quello dell’antica Costantinopoli. Ancora una volta Markaris regala dialoghi frizzanti ai suoi personaggi e si diverte a stare di fianco al suo protagonista che, come ben sanno i suoi lettori, non ama propriamente i turchi e ha da sempre un occhio disincantato nei confronti della politica del loro paese ma anche di quella greco (dove spesso si è trovato a occuparsi in prima persona di delitti e corruzione nel mondo dell’edilizia, del calcio, della politica e dei mass media in romanzi come Difesa a zona, Si è suicidato il Che, Ultime della notte, La lunga estate calda del commissario Charitos).

A coloro che amano le storie giapponesi di Kurosawa come Yojimbo o I sette samurai o i cosiddetti «chambara» (i western-action del Sol Levante) dello spadaccino cieco Zatoichi risulterà invece mozzafiato la saga di romanzi siglata dallo scrittore americano Dale Furutani che ha per protagonista Matsuyama Kaze, un samurai investigatore, ed è ambientata nell’antica Tokyo e per ora sviluppata in Agguato all’incrocio, Vendetta al palazzo di giada e A morte lo shogun (Marcos y Marcos).