Lanciano fumogeno in aula contro il ricordo delle Foibe

Il candelotto è esploso vicino al convegno dei giovani padani. Condanna (e denuncia) del rettore Decleva. I ragazzi della Lega: "Non è la prima volta che veniamo aggrediti. E sono sempre i soliti noti"

Alla fine di una mattinata come quella di ieri, la conclusione a cui arrivano i ragazzi del Movimento universitario padano è logica e disarmante. «La libertà di espressione non è tutelata dalle istituzioni interne e noi non sappiamo più a chi appellarci per difenderla. Senza la polizia chissà cosa sarebbe accaduto». Efrem Brambilla è il coordinatore del Mup all’università statale e l’organizzatore dell’incontro di ieri per ricordare le vittime delle foibe. Quando gli uomini della Digos gli spiegano che un gruppetto di antagonisti per protesta ha lanciato un fumogeno in un’aula proprio sopra la loro, interrompendo una sessione d’esame e terrorizzando studenti e professore, quasi non ci crede. «Non ci siamo accorti di niente, non abbiamo sentito nulla».
Sono le 11 quando una trentina di ragazzi dei centri sociali e della sinistra antagonista tenta di avvicinarsi al convegno dei padani. Ma ci sono gli agenti della polizia fuori dall’ateneo in assetto antisommossa e dentro nei corridoi quelli della Digos che li tengono lontani dal loro bersaglio. Arrivano nell’atrio e riescono ad appendere uno striscione con la scritta: «Fuori i fascisti, i padani e la polizia dall’università». Poi si dileguano nei corridoi e salgono ai primi piani. Nella 302 ci sono gli esami di Psicologia sociale e ambientale della facoltà di giurisprudenza, la stanza è piena di ragazzi e di docenti che interrogano. Il fumogeno entra come un fulmine dalla finestra che gli studenti hanno lasciato aperta, qualcuno l’ha lanciato dall’aula accanto. In un attimo la stanza si svuota tra lo spavento di allievi e docenti.
«Sono sempre i soliti, i soliti noti che si rintanano qui dentro perché fuori non hanno futuro», continua Efrem Brambilla. I soliti che bazzicano tra centri sociali, università e cortei. Non è la prima volta che i padani vengono presi di mira dai contestatori. A novembre avevano presentato un’interrogazione al consiglio della facoltà di scienze politiche per denunciare l’ultima aggressione. Volevano sapere dal preside come avrebbe affrontato la questione. «Noi chiedevamo delle sanzioni e una collaborazione. Ma non abbiamo avuto la risposta che ci aspettavamo e l’interrogazione non è stata presa in considerazione. Ci ha detto che eravamo stati a noi a provocarli». Un po’ come è successo qualche mese fa, quando i centri sociali hanno aggredito più volte i ragazzi di Cl della libreria Culs, colpevoli di aver denunciato cinque anarchici per il furto di 800 fotocopie e quando il silenzio dell’ateneo è durato due settimane. «Chiediamo al rettore una spiegazione di quanto accaduto, una sanzione e l’allontanamento di questi ragazzi», insistono i padani. E qualche ora dopo arriva la risposta. «Nel segnalare che non vi sono fortunatamente stati danni né a cose né a persone - scrive il rettore della Statale Enrico Decleva - si ribadisce la ferma condanna nei confronti di simili episodi e si informa di aver già provveduto a segnalare l’accaduto, e le serissime conseguenze che avrebbero potuto derivarne, alle autorità competenti, peraltro immediatamente intervenute».