Landis dopato, anche il Tour vinto a tavolino

Pier Augusto Stagi

Doveva essere un Tour pulito, a misura d’uomo e soprattutto incerto. In quanto a incertezza questo Tour non teme confronti. Dopo neanche una settimana non sappiamo ancora chi l’abbia vinto. È di ieri la notizia che sconvolge nuovamente il ciclismo e questo Tour maledetto, iniziato male sulle strade di Strasburgo con la discutibile e precipitosa esclusione di Ullrich, Sevilla, Mancebo, Basso, e finito peggio. Floyd Landis è stato trovato positivo ad un controllo. A renderlo noto è stata la stessa Phonak, la squadra del corridore americano che sul suo sito Internet ha pubblicato il testo della lettera ricevuta dall'Uci che informava il team ed il corridore di «un tasso inusuale del rapporto testosterone-epitosterone riscontrato in un controllo antidoping effettuato al termine della diciassettesima tappa del Tour, a Morzine». Già, proprio a Morzine, dove Landis aveva firmato un'autentica impresa. Ricordate? Il giorno prima, nel tappone alpino di La Toussuire, Landis in maglia gialla aveva preso una batosta durissima, giungendo al traguardo con un ritardo di dieci minuti. E l’indomani, letteralmente trasformato, era scattato sin dalla prima salita (cinque in programma), portando a termine una fuga di oltre centotrenta chilometri ad una media superiore di 37 chilometri orari (quando vinse Pantani, il 21 luglio del 1997, la sua media fu di poco superiore ai 35, ndr), in perfetta solitudine, recuperando in classifica generale più di sei minuti ai rivali, tornando prepotentemente in lotta per la vittoria finale, conquistata poi come da pronostico nella cronometro del penultimo giorno. Come allora Landis si era rialzato passando dalle stalle alle stelle, stavolta in poche ore il mennonita più famoso del mondo è passato dalla gioia più sfrenata per un trionfo storico alla depressione per una corsa vinta con l’inganno. I primi sospetti erano sorti mercoledì sera quando - dopo l'annuncio dell'Uci di una positività riscontrata al Tour - Landis non si era presentato al via del criterium di Chaam, in Olanda e uguale forfeit aveva annunciato per il criterium di ieri a Silkeborg, in Danimarca. Telefonate senza risposta, quelle degli organizzatori, al corridore, al suo procuratore e al team manager della Phonak, John Lelangue. Telefonate che la risposta l'hanno avuta indirettamente ieri, con l'annuncio dello stesso team svizzero. Per sfilare di dosso la maglia gialla a Landis bisognerà naturalmente attendere le controanalisi, ma si tratta di una speranza poco più che vana: in rarissimi casi, infatti, il campione «B» ha dato risultati diversi rispetto al campione «A». Se fosse confermata la positività, Landis perderebbe il successo al Tour de France, che passerebbe allo spagnolo Oscar Pereiro (grande amico ed ex compagno di squadra di Landis che ha commentato: «Mi auguro che la notizia non sia confermata, preferisco restare secondo») e verrebbe squalificato per due anni dalla federazione spagnola, visto che lo statunitense gareggia con la licenza iberica, non potendo poi per altri due anni essere tesserato per formazioni di ProTour. Intanto, la Phonak ha già provveduto a sospenderlo in via cautelare. Come dire che la carriera di Landis, trentun anni il prossimo 14 ottobre, rischia di chiudersi con il commiato più brutto e infamante.
Addio favola bella del ragazzo mennonita che si allenava di notte per sfuggire alle ire del padre e alla legge di una setta religiosa che rifugge ogni tipo di modernità e tecnologia, ma non disdegna la scienza, anche la più evoluta, pericolosa, sleale. Landis prima del Tour annuncia di doversi sottoporre ad un intervento per impiantare una protesi al femore destro a causa di una necrosi conseguenza di una caduta in allenamento. Proprio per combattere i dolori all'anca, Landis era stato autorizzato dall'Uci ad assumere dei corticoidi ma probabilmente non si è limitato a quelli. Landis, però, a un giornalista di Sport Illustrated ha detto: «Non mi sono assolutamente dopato ma non mi faccio alcuna illusione sull’esito delle controanalisi». Secondo il corridore il tasso di testosterone «può elevarsi per cause naturali».