Landis si sfila la maglia gialla: positivo anche il test B

Pier Augusto Stagi

Negare, negare sempre, anche di fronte all’evidenza. E in questo caso di evidente c’è una positività riscontrata al Tour de France. E di ancor più evidente c’è una controanalisi effettuata giovedì scorso, il cui esito è stato reso noto ieri dal governo del ciclismo mondiale: l’Uci. Floyd Landis, l’americano mennonita, quello con l’anca sbilenca e una gamba più corta dell’altra, l’uomo che a fine mese avrebbe dovuto (o dovrà) sottoporsi a un trapianto osseo alla testa del femore perché in necrosi, è ufficialmente positivo. Quindi: addio Tour, addio ciclismo, addio squadra. La Phonak, il suo team, l’ha licenziato dopo averlo sospeso. Lui non se ne fa ancora una ragione, anzi nega categoricamente: «Non ho mai preso sostanze proibite, incluso il testosterone - ha scritto in un comunicato -. Al Tour sono stato semplicemente il più forte ed è per questo che ho vinto». Non si capisce se sia un campione di facciatosta o un garrulo incosciente. «Combatterò queste accuse con la stessa determinazione e intensità che ho sempre messo in ogni allenamento e in gara. L’obiettivo ora è pulire il mio nome e riprendermi quello che mi sono duramente guadagnato». Una vittoria guadagnata nella tappa di Morzine, che lasciò a bocca aperta troppi, noi compresi: 133 chilometri di fuga solitaria, sorvolando con facilità disarmante cinque colli alpini, in sei ore e mezza di bicicletta, alla stupefacente media oraria di oltre 37 km/h. Ancor più imbarazzante fu la sua reazione subito dopo aver tagliato il traguardo. Come un tarantolato cominciò a dimenarsi e a sbraitare la sua gioia che pareva rabbia. Come se la corsa fosse durata 20 minuti. Dalla meraviglia di allora alla sorpresa di un esito di laboratorio che non lascia a dubbi: positività al testosterone. Ieri le analisi hanno confermato l’illecito di questo americano che non si dà per vinto, anche se il Tour se lo può scordare.
Intanto giungono notizie inquietanti sull’inchiesta spagnola Operacion Puerto. La Guardia civil ha sequestrato preparati di Epo, provenienti dalla Cina, al dottor Eufemiano Fuentes, il personaggio attorno al quale ruota lo scandalo doping che coinvolge il campione tedesco Jan Ullrich e il nostro Ivan Basso. Secondo il tedesco Der Spiegel gli investigatori spagnoli starebbero per smascherare l’intera rete mondiale del doping, grazie a intercettazioni telefoniche di cui è stato oggetto Fuentes. Gli investigatori avrebbero anche scoperto l’utilizzo di una polvere rossa che contiene sostanze in grado di mascherare l’assunzione, ad esempio, di Epo sintetica. Questa polvere, di cui i ciclisti si impregnerebbero le mani prima di sottoporsi a un controllo, andrebbe a confondersi all’urina e riuscirebbe a nascondere l’Epo.